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Donata all'azienda «Forestaforte» una serra hi-tech per la sperimentazione

ulivi colpiti da xylella

Gli olivicoltori di tutta Europa non lasciano cadere nel vuoto il grido d’allarme partito dal Salento. Lanciano una raccolta di fondi per sostenere la ricerca sperimentale contro la Xylella fastidiosa e donano una serra per cercare il germoplasma autoctono resistente.
L’iniziativa è stata avviata tra i lettori della rivista «Merum» (magazine svizzero-tedesco di vino, olio d’oliva, viaggi e alimentazione) grazie al giornalista e agronomo Andreas März: con la prima somma raccolta è stata acquistata una serra da destinare all’allevamento e all’esecuzione di test di patogenicità in ambiente controllato dei semenzali di olivo selezionati per la loro promettente resistenza al batterio.
März, dopo i primi contatti con Giovanni Melcarne, presidente del Consorzio dei produttori Dop di Terra d’Otranto e titolare dell’azienda olearia «Forestaforte» di Gagliano del Capo, ha voluto approfondire il tema degli innesti, dei semenzali spontanei e della costante collaborazione e supporto scientifico dei ricercatori dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr di Bari, oltre che di tecnici e olivicoltori volontari.
In un uliveto sperimentale che si trova in agro di Presicce, si sta conducendo una sperimentazione con innesti (su alberi già colpiti) di cultivar che si spera siano resistenti al batterio che ha messo in ginocchio l’olivicoltura salentina; mentre in parallelo la ricerca sui semenzali punta a trovare in loco varietà utili a far rinascere il settore drasticamente danneggiato da cinque anni di disseccamenti.
Come è noto il batterio, che partendo dalla chioma dell’albero (la prima a mostrare i segni del disseccamento) provoca l’ostruzione dei vasi linfatici e quindi gradualmente la morte della pianta, dalla provincia di Lecce è già avanzato verso il nord della Puglia e attualmente la zona cuscinetto è stata posta tra le provincie di Brindisi e Taranto, per tentare di arginare l’avanzata verso la provincia di Bari.
Melcarne e i ricercatori impegnati nella sperimentazione in questo periodo hanno raccolto circa 40mila noccioli di olive e ognuno di questi semi ha il suo codice genetico. Ciascun seme germinato produrrà un semenzale che verrà testato per verificare l’immunità alla malattia e l’idoneità produttiva. Ma per coltivare le piantine gli scienziati hanno bisogno di una serra adatta.
Da qui l’impegno della «Merum» a sostenere la ricerca tramite l’acquisto proprio della serra, che sarà consegnata il prossimo 15 ottobre.
I soldi sono stati ottenuti dalla vendita delle bottiglie di degustazione inutilizzate della «Merum Selezione», dalle donazioni dei lettori della rivista e attraverso un’«autotassazione» della stessa redazione. Le risposte sono arrivate da Germania, Svizzera e Austria.
«Il gesto della Merum e dei suoi lettori - è il commento di Melcarne - oltre a essere un contributo concreto alla lotta contro la distruzione del Salento a opera di Xylella, è anche un forte supporto morale alle aziende agricole che stanno vivendo questo dramma. Siamo sempre meno soli - aggiunge - ed è toccante sapere che cittadini di altre nazioni hanno un’enorme consapevolezza di cosa sia un batterio da quarantena come Xylella per un territorio seppur lontano da loro».

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