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Il caso di San Gregorio

No ai moli galleggianti
davanti agli stabilimenti

E Italia Nostra richiama l’attenzione sul rischio idrogeologico

 No ai moli galleggianti davanti agli stabilimenti

Mauro Ciardo

SAN GREGORIO (PATU') - La Capitaneria di porto boccia i moli galleggianti davanti agli stabilimenti mentre Italia nostra chiede di rivedere il grado di dissesto idrogeologico della zona per bloccare nuovi insediamenti turistici.

Nell’iter di approvazione del Piano coste comunale è arrivato da parte dell’autorità marittima il parere sfavorevole circa la realizzazione di tutte le opere e le strutture da realizzare in mare (come solarium e piattaforme galleggianti, pontili, passerelle, corridoi di lancio e punti d’ormeggio). Molte opere infatti, sarebbero fortemente esposte a fenomeni di risacca e alle mareggiate che potrebbero danneggiare o provocare un distacco delle strutture, costituendo un grave pericolo per la pubblica incolumità, per la sicurezza della navigazione e della balneazione, oltre che per l’ambiente marino.

Proprio la costruzione di pontili galleggianti era stata chiesta durante la presentazione di due progetti per stabilimenti balneari sulla scogliera che degrada intorno all’istmo di San Gregorio, nei cui fondali si trovano ancora le testimonianze dell’antico porto messapico utilizzato dai cittadini dell’antica Vereto. Contro la realizzazione degli stabilimenti si sono mossi sia Italia nostra che il comitato “San Gregorio libero”, ma anche l’ex sindaco (attuale presidente del consiglio comunale) Francesco De Nuccio e l’intero gruppo di minoranza guidato da Maria Luisa Cucinelli.

La capitaneria lo scorso 13 aprile aveva classificato la zona come Pg3 ad altro rischio idrogeologico, ma quando il comune ha trasmesso la relazione di un geologo che assicurava sulla tenuta delle rocce, i militari il 19 giugno hanno rimesso mano alla perimetrazione declassificando alcuni tratti come Pg2. Questo passaggio viene ora contestato da Italia nostra, che dopo aver analizzato gli aspetti tecnici della questione ha inviato alla guardia costiera, all’Autorità di bacino e al Comune la richiesta di nuova revisione dell’ordinanza per ripristinare il grado di pericolosità.

«La relazione geologica del comune - sostiene Marcello Seclì, presidente della sezione Sud Salento di Italia nostra - non contiene gli elementi minimi che possano condurre a una sorta di “mitigazione” del rischio geomorfologico e idrogeologico, in quanto le analisi esposte appaiono troppo sintetiche e generiche, essendo di tipo qualitativo e supportate solo da qualche fotografia. Manca uno studio di dettaglio delle condizioni di stabilità locale e globale delle varie aree investigate. Appare del tutto trascurata - aggiunge - un’analisi del tratto in cui è presente uno strato di conglomerato costituito da “tasche sabbiose e ciottolose”. Tale strato - avverte - appare in costante e progressiva erosione con instabilità grazie agli agenti esogeni (vento, acqua, mareggiate). Proprio in prossimità di quest’area - contesta - è annunciato uno stabilimento balneare il cui progetto prevede, in via del tutto generica, un non meglio specificato “percorso di connessione” e appare molto probabile che debbano essere eseguiti interventi di sbancamento o riconfigurazione morfologica».

Da qui l’invito a fare un passo indietro.

«La Capitaneria rivaluti i contenuti della propria ordinanza sospendendola in regime di autotutela - chiede Seclì - mentre autorità di bacino e comune producano gli opportuni pareri o controdeduzioni».

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