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L'indagine

Otranto, crolli sulla costa: Procura indaga su 3 lidi

L'obiettivo è capire se le cause sono da attribuire alla realizzazione degli stabilimenti (tra cui il Twiga)

Otranto, crolli sulla costa: Procura indaga su 3 lidi

I lidi realizzati nei mesi scorsi e quelli già esistenti hanno potuto influire sullo sfaldamento della costa di Otranto? Da tempo per sbrogliare la controversa e delicata questione la Procura di Lecce ha aperto un’indagine. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti tre noti stabilimenti che sorgono in località Cerra, a poche centinaia di metri l’uno dall’altro: il Twiga, il Dolce Riva e il Salento’s Beach. Nei giorni scorsi nelle carte dell’indagine è finita la consulenza di un geologo nominato dal sostituto procuratore Roberta Licci, titolare del fascicolo d’inchiesta coordinata dall’aggiunto Elsa Valeria Mignone.

Gli esiti della consulenza sono ora finiti al vaglio del magistrato inquirente. L’indagine è stata avviata su iniziativa della stessa Procura. Uno spunto per appurare l’eventuale correlazione tra i crolli della falesia di uno dei tratti più suggestivi dell’intera costa salentina e i tre stabilimenti, è stata fornita da un passaggio contenuto nella consulenza sul Twiga. Passaggio in cui veniva avanzata tale ipotesi. Sono così scattate le verifiche.

Gli accertamenti sono stati lunghi e complessi. I carabinieri della Forestale insieme agli agenti della Polizia provinciale hanno sequestrato una corposa documentazione presso gli uffici comunali , eseguito sopralluoghi, effettuato rilievi fotografici. Al setaccio è finita non solo la documentazione del Twiga sequestrato a maggio dello scorso anno (stabilimento progettato da imprenditori salentini ai quali Flavio Briatore aveva concesso l’uso del marchio) ma anche due lidi che sorgono nella stessa zona conosciuta come località “Cerra” e finiti sotto sequestro sempre per presunti abusi edilizi: il Salento’s beach e il Dolce Riva (quest’ultimo attivo dal 2008).

Gli stabilimenti sorgono a poca distanza l’uno dall’altro e avrebbero dovuto rappresentare uno slancio per promuovere il turismo d’elite nel Salento. Presunte irregolarità, però, sono state rilevate dagli inquirenti in questi mesi. In particolare perché sarebbero stati realizzati con la cosiddetta norma dell’“accesso al mare”. L’indagine, in breve, si è allargata. Un geologo, uno dei massimi esperti in materia, si è occupato di accertare quanto possano aver influito questi insediamenti sui crolli della falesia nella zona attorno ai tre lidi. D’altronde, già da tempo, in quel tratto di costa la mano dell’uomo ha fortemente condizionato la fruibilità del mare. Nei mesi scorsi il rischio di uno sfaldamento della costa causato dagli interventi di natura edilizia era stato segnalato agli inquirenti.

Agli inizi di gennaio, a pochi metri dal Twiga, la Capitaneria di Porto aveva posto sotto sequestro preventivo un accesso al mare di circa 800 metri quadrati realizzato in una struttura privata in una zona caratterizzata da scogliere alte e friabili, in continuo sfaldamento. Ora il magistrato inquirente dovrà tirare le somme, appurare eventuali responsabilità dei tre lidi sullo sfaldamento della costa e accertare se ci siano state omissioni e negligenze anche dagli uffici preposti al rilascio di autorizzazioni e concessioni.

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