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Il ministro per il Sud

Lezzi: «Su vaccini e rom Salvini sbaglia. Nessun appoggio a Emiliano»

Il rapporto con l’alleato di Governo: «Non ci preoccupiamo dei sondaggi e lavoriamo a testa bassa per portare a casa dei risultati. I conti li faremo alla fine»

Lezzi: «Su vaccini e rom Salvini sbaglia. Nessun appoggio a Emiliano»

Barbara Lezzi

Barbara Lezzi, salentina, ministro per il Sud ed esponente di punta del Movimento 5 Stelle , da dove passa, nella sua visione, lo sviluppo del Mezzogiorno?

«Negli ultimi anni tutte le regioni del Meridione hanno sofferto di una carenza di investimenti nei settori strategici. Il divario Nord-Sud è aumentato, i nostri territori si sono impoveriti. Dobbiamo invertire la tendenza utilizzando le risorse in modo efficace».

Si riferisce ai fondi europei?

«Dai fondi possiamo ricavare un chiaro esempio di ciò che voglio dire. La programmazione europea esiste da diversi anni, ma i dati non sono confortanti. Sa cosa vuol dire?».

Lo dica lei...

«Che quei soldi non sono stati spesi bene. E poi c’è un altro tema: dobbiamo rincorrere il futuro».

Che tradotto significa?

«Penso all’idea di realizzare dei cluster universitari mettendo in rete il mondo della ricerca e quello produttivo. Dobbiamo guardare in avanti».

Lei sostiene che la flat tax serve anche al Sud. Perché?

«Non esiste solo un Nord produttivo. Anche nel Mezzogiorno ci sono tante piccole e medie imprese che chiedono semplificazione per crescere. Questa idea di un Sud con la mano tesa, pronto solo a incassare il reddito di cittadinanza, è totalmente falsa».

Ha avuto un incontro con Michele Emiliano, da entrambe le parti definito positivo. Il governatore ha a lungo corteggiato i grillini sperando in una appoggio alle regionali del 2020. Qualche possibilità che si concretizzi?

«Noi abbiamo fatto un contratto con la Lega per necessità e in quel solco ci muoviamo. Nessuna iniziativa sarà presa al di fuori dell’accordo. Manteniamo la nostra identità e la rivendichiamo. La nostra forza è competere coerentemente da soli. Quindi no, nessun apparentamento».

E tuttavia, così facendo, il M5S riesce a raccogliere poco o nulla a livello locale. Se è possibile fare un «contratto» a livello nazionale, perché non si può immaginare qualcosa di simile anche a livello locale?

«Perché i contratti procedono da forme di mediazione. Se dovessimo sederci al tavolo con miriadi di soggetti partitici e civici, ognuno portatore di una sua identità, rischieremmo di perdere la nostra. Non a caso l’accordo romano è solo con la Lega senza altri partiti ad annacquarlo».

A proposito di Lega, vi infastidisce l’iper-attivismo di Salvini?

«No, il nostro è un approccio diverso: testa bassa e lavorare, stare nel merito, entrare nei temi. Non inseguiamo i sondaggi».

Mentre voi lavorate a testa bassa, però, lui «incassa» e sembra fagocitarvi...

«Il 4 marzo i cittadini ci hanno dato un mandato preciso: migliorare la loro qualità della vita. Lavoriamo per portare a casa dei risultati e i conti li faremo alla fine».

È d’accordo con quello che ha detto Salvini sui vaccini cioè che dieci obbligatori sono inutili?

«Sono d’accordo con la linea sostenuta dalla ministra Grillo. I vaccini non sono inutili né dannosi. Quando si parla di salute dei cittadini la parola spetta per prima alla scienza».

Capitolo immigrazione. Come giudica la linea del Viminale? La sinistra del Movimento, da Fico in giù, sembra piuttosto insofferente...

«Io penso che il fenomeno migratorio debba essere gestito. Se si può accogliere è sacrosanto farlo, dopodiché l’accoglienza deve essere misurata e proporzionale. Serve che tutti i Paesi europei si facciano carico del problema».
Insisto. Proprio nessun mal di pancia?

«Di certo non ci piace l’idea di schedare la gente, siano rom o altro. Se sulla linea generale siamo d’accordo, su questo punto proprio no».

Altro motivo di malumore nel Movimento: Di Maio avrebbe troppi poteri. È così?

«È una fantasia che leggo spesso ma non corrisponde alla realtà. Di Maio è stato scelto dai militanti e si è messo completamente in gioco. Avrebbe potuto fare solo il vicepremier. E invece ha preso su di sé due ministeri delicatissimi aprendo una fase di ascolto».

Infine, ministro, torniamo al Sud. Qualcuno sostiene che la Lega, soprattutto in riferimento all’autonomia delle regioni del Nord, possa aver conservato una vocazione «padana». Condivide il timore?

«I processi di autonomia sono contemplabili solo nella cornice costituzionale. E poi c’è un contratto di governo che punta a ridurre il divario Nord-Sud, non ad aumentarlo. Se dovessimo riscontrare delle mancanze nei confronti del Mezzogiorno interverremo. Il mio ministero è un presidio».

Leonardo Petrocelli

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