Martedì 22 Gennaio 2019 | 18:11

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Salvemini spinge il filobus
«Più corse, meno costi»

Approvato il Piano industriale: quasi 4 milioni di spese all’anno

Salvemini spinge il filobus «Più corse, meno costi»

Quasi 4 milioni di euro l’anno tra costi di esercizio e costi di gestione. Per la precisione, mandare in giro dieci mezzi (più due di riserva) del filobus costa 3 milioni e 927.182 euro. Il dato risulta dal Piano industriale dell’Esercizio filoviario approvato dalla Giunta di palazzo Carafa. Rispetto a tre possibili opzioni, il documento, trasmesso alla Regione Puglia e alla Provincia di Lecce nell'ambito delle osservazioni al piano dei trasporti di bacino, sollecita il riconoscimento dei costi del servizio, quantificati in 5,63 euro a chilometro percorso (contro i 7,7 euro/km attuali) per 496.577 Km/vettura (contro i 249.291 km attuali).

«Ciò comporterà la messa in esercizio della più importante opera di trasporto pubblico cittadina con un numero di vetture adeguato (10 più 2 di riserva), in grado di garantire sui percorsi stabiliti le necessarie frequenze di passaggio dei mezzi dalle fermate cittadine - spiega il sindaco Carlo Salvemini - Con il riconoscimento di questo Piano industriale avremmo maggiori corse, frequenze più intense, minori oneri nella gestione (più chilometri finanziati consentono di risparmiare)».

Più di qualcuno, magari, ora storcerà il naso, ricordando come il progressivo smantellamento del filobus fu proprio un cavallo di battaglia di Salvemini, nella campagna elettorale delle Comunali dello scorso anno. «Il 5 ottobre scorso - in una conferenza stampa alla città - precisai "fino alla scadenza del mutuo che il Ministero ha contratto per finanziare la realizzazione del filobus il comune non dispone della proprietà dell'opera e quindi non può deciderne liberamente cosa farne”», ha ricordato ieri il primo cittadino di Lecce.

Il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha rinegoziato il proprio mutuo, che ora scadrà nel 2035. «Questo significa che la città sarebbe teoricamente costretta a subire fino a quella data – ossia per altri 18 anni – il fallimentare sistema filoviario - ha rincarato la dose Salvemini - Questo significa che la città può teoricamente e senza danno interrompere il servizio, può vendere i mezzi, ma è impedita dal rimuovere pari e fili. Può disinnescare il software, ma non può toccare l’hardware. Abbiamo davanti due strade: fermare il filobus, senza poter rimuovere l’infrastruttura di pali e fili, condannandoci dunque ad assistere al suo deterioramento; provare a rendere funzionale il filobus, assicurando percorrenze adeguate e una frequenza di passaggio dei mezzi che consenta ai leccesi di cominciare utilizzarlo; per farlo bisogna in premessa intervenire su due leve: adeguamento dei chilometri riconosciuti sui servizi minimi del Tpl che sono inferiori di almeno un milione di chilometri rispetto alle necessità di Lecce; adeguamento del corrispettivo chilometrico per il servizio filoviario in assenza del quale la gestione ordinaria diviene insostenibile». Quel Piano industriale, per Salvemini, parte da queste considerazioni. «Sulla base di queste - conclude il sindaco - chiediamo ora alla Provincia di inserirle nel Piano di Bacino del trasporto pubblico locale e alla Regione di finanziare l’esercizio del filobus».[f.cas.]

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