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Un inferno d’acqua
distrugge le patate

Brillante: «Raccolto quasi azzerato. Danni enormi»

Un inferno d’acqua distrugge le patate

Uno dei fiori all’occhiello della produzione agricola made in Salento distrutta da un weekend di bombe d’acqua e grandine.

Sconforto e amarezza per i produttori della patata Sieglinde Dop di Galatina. Completamente allagati i campi delle zone di coltivazione: Racale, Alliste, Taviano, Melissano, Ugento, Matino, Presicce e Galatina. Il tubero made in Salento si è guadagnato mercati importanti proprio perché grazie alle particolarissime condizioni microclimatiche del “Tacco d’Italia”, riesce a giungere a maturazione con notevole anticipo rispetto alle comuni patate coltivate in altre aree dello stesso Salento. «Il clou della raccolta è proprio in questo periodo - dicono i produttori - ma al momento non riusciamo neanche ad entrare nei campi per constatare i danni perché sono dei laghi. Da quello che possiamo intuire il raccolto è bruciato».

Drammatica la situazione anche per le coltivazioni di ortaggi e frutta della zona. Il maltempo ha sferzato i campi di angurie, meloni, pomodori e insalate di vari comuni, in particolare Casarano, Melissano, Alezio, Parabita.

Danni notevoli poi per il settore vitivinicolo. La zona di produzione del Salice Salentino è stata subissata da una grandinata eccezionale, con chicchi enormi che hanno martoriato i grappoli in una fase fenologica molto delicata.

Braccia allargate e preoccupazione anche tra i viticoltori di Guagnano e Copertino.

«Al momento la stima dei danni supera il 30 per cento - dice Giuseppe Brillante, direttore di Coldiretti Lecce - ma l’allagamento dei campi ha sinora impedito una disamina effettiva. Questi eventi climatici rendono sempre più necessaria la copertura assicurativa anche se il pubblico dovrebbe comunque intervenire in un’ottica di solidarietà».

Unica nota positiva di un weekend da dimenticare lo stanziamento da parte della Regione di 11,7 milioni derivanti dal Fondo di solidarietà nazionale e destinati alle aziende colpite dal xylella fastidiosa che avevano presentato istanza nel 2015. «Un primo passo importante a lungo caldeggiato da Coldiretti - dice Brillante - al quale devono seguire con urgenza altre forme di aiuto agli olivicoltori salentini».

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