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Iniziativa a lecce di asl e ordine dei medici

Inquinamento e neoplasie
anche i pediatri in allarme

L’esperto: «Ecco come ridurre l’esposizione in gravidanza»

incontro a lecce

di MONICA CARBOTTA

Medici salentini preoccupati delle correlazioni scientifiche tra inquinamento e modificazioni epigenetiche che originano malattie. Sono almeno trecento i medici leccesi che tra ieri ed oggi hanno partecipato ai corsi di formazione organizzati dalla asl, dall’ordine dei medici e dalla federazione italiana medici pediatri, su Epigenetica: nuova frontiera per la clinica e per la prevenzione. Le lezioni sono state tenute presso il polo didattico della asl e presso l’ordine dei medici, da Ernesto Burgio, coordinatore scientifico dell’associazione internazionale medici per l’ambiente e dalla professoressa Daniela Lucangeli, ordinaria di psicologia dello sviluppo presso l’università di Padova.

Modificazioni epigenetiche, cioè quei meccanismi che fanno funzionare il dna, sono collegate a cause ambientali e provocano conseguenze patologiche nell’organismo. «Il cancro non è un incidente genetico” ha ribadito Burgio, “l’aumento delle neoplasie al di sotto dell’anno di età, così come l’aumento del 2.000% di casi di autismo è stato troppo veloce. Solo dal 2000 al 2010 i casi sono raddoppiati», le modificazioni che coinvolgono mutazioni genetiche sono molto più lente. Le modificazioni epigenetiche, cioè di espressione genica, senza alterare le sequenze di dna, sono invece velocissime, risentono di inquinanti ambientali e si trasmettono di madre in figlio. Per cui una madre esposta a livelli elevati di particolato Pm2.5, proveniente da motori diesel, o mamme che vivono vicino autostrade, hanno maggiori probabilità di avere un figlio autistico. «I geni hanno bisogno di qualcosa per sapere come lavorare – spiega Burgio - e ciò che avviene nei nove mesi di gestazione può essere più importante di quanto avverrà in tutto il resto della vita».

Quindi, professore, i sistemi biologici non riescono a difendersi dai contaminanti ambientali. Ci sono conseguenze dirette sull’origine di patologie tumorali e neurodegenerative.
“Sì, questo sicuro. Sia i disturbi del neurosviluppo, sia le malattie neurodegerantive, sia i tumori, sia anche le patologie immunomediate e metaboliche sono legate ad effetti di “sprogrammazione” epigenetica nella prima fase della vita, provocate da diversi fattori tra cui, alcuni inquinanti, hanno un ruolo maggiore”.

Concretamente che tipo di prevenzione primaria si può attuare nel Salento, in considerazione delle criticità ambientali che abbiamo?
“Le strategie per ridurre l’esposizione in gravidanza si possono intuire: stiano il meno possibile nelle aree più trafficate, o a distanza di sicurezza da grandi impianti, non mangino cibi pericolosi, dal tonno in scatola al pesce spada. Ma bisognerebbe immaginare la filiera dal ginecologo, al neonatologo, al pediatra che lavorino insieme, sensibilizzino per ridurre l’esposizione, facciano follow up, verifichino quali bambini possono rientrare nelle categorie a rischio”.

Terapie?
“La letteratura per quanto riguarda le terapie è ancora scarsa e discutibile. Non è stato ancora sufficientemente agevolato il passaggio tra i dati di ricerca e la pratica biomedica. Il passaggio tra la ricerca pura e la sua applicazione. Ma è determinante la prevenzione primaria. Le mutazioni epigenetiche sono reversibili, non irreversibili come quelle genetiche”.

Si registra resistenza in ambito scientifico a questi nuovi modelli? A questi paradigmi?
“Max Planck diceva: perché cambino i paradigmi in campo scientifico devono scomparire tutti quelli che hanno fondato i propri poteri su quei paradigmi. Speriamo che adesso vada diversamente e che il confronto politico porti a comprendere che si può fare tantissimo, soprattutto nella prima fase della vita, per evitare che queste malattie dilaghino ulteriormente”.

A livello politico, istituzionale a suo avviso si interviene in modo adeguato?
“Il dipartimento di prevenzione del ministero della salute è stato molto sensibile in questi anni, ha finanziato un progetto proposto due anni fa che sta partendo adesso. C’è una crescente consapevolezza che questo è un problema importante”.

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