Accadde oggi
Il «canto triste» dei giovani di Praga
La protesta in strada e la repressione sovietica
È il 15 novembre 1968: nelle pagine degli Esteri de «La Gazzetta del Mezzogiorno» compare un reportage da Praga di Vito Maurogiovanni, collaboratore del quotidiano. Nella notte tra il 20 e il 21 agosto del 1968 i carri armati sovietici erano entrati nella capitale cecoslovacca e avevano messo fine alla cosiddetta Primavera di Praga.
Le truppe del patto di Varsavia avevano, così, stroncato il tentativo compiuto da Alexander Dubcek di riformare dall’interno il regime comunista. Salito al potere nel gennaio 1968, Dubcek aveva portato avanti un programma di moderate riforme, ma i Russi temevano che il suo esempio di «socialismo moderato» potesse diffondersi nel resto dell’Europa orientale. I carri armati sovietici avevano provocato morti e feriti tra i civili: il primo ministro e gli altri membri del governo erano stati arrestati. Maurogiovanni si trova a Praga il 7 novembre, pochi mesi dopo quelle vicende: quel giorno si celebra il cinquantesimo anniversario della rivoluzione russa e scoppiano gravi incidenti tra i manifestanti. Scrive Maurogiovanni, arrivato in piazza San Venceslao: «Ad un tratto avvertiamo dal fondo della piazza un mormorio che sale sempre più e non ci è difficile scorgere un corteo di dimostranti che avanza lentamente con bandiere e cartelli. Sono giovani operai, studenti, ragazze in minigonna o in lunghi impermeabili, capelloni, apprendisti in tuta: ripetono ritmicamente slogans antirussi ed avanzano compatti, sul lato sinistra della piazza in fila serrate e senza quel pittoresco disordine che caratterizza le dimostrazioni giovanili. Giunti davanti al monumento, i ragazzi si fermano: cessano d’incanto le loro grida e, all’improvviso, echeggia un canto triste. Sono mille e mille bocche che cantano, un inno lento espresso con l’intensità dei cori che si levano sotto le immense navate delle cattedrali gotiche. Il canto copre i rumori della strada, ferma i passanti, rivela nell’anonima colonna dei dimostranti l’esistenza di una grande tensione ideale». Pochi istanti dopo, racconta il cronista, quando il corteo riprende la sua marcia, arrivano i poliziotti armati di manganelli che caricano con impeto la folla che si riversa in tutte le direzioni. Maurogiovanni racconta le terribili violenze contro i manifestanti, di cui è testimone. La sera stessa, dopo una riunione degli studenti di economia e commercio, assiste ad un altro faccia a faccia con i poliziotti: «Senza manganelli, questa volta. In compenso hanno gli idranti che sparano acqua gelida nella fredda notte non appena gli studenti e gli operai si uniscono per gridare ancora la loro protesta, la loro fede in un socialismo più umano». È il «fiero novembre dei giovani di Praga».