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La «prima volta» della Fiera del Levante

La «prima volta» della Fiera del Levante

L’editoriale sulla «Gazzetta» del 1930

31 Agosto 2022

Annabella De Robertis

Èil 31 agosto 1930: mancano pochi giorni all’inaugurazione della prima edizione della Fiera del Levante. Su «La Gazzetta del Mezzogiorno» firma l’editoriale, intriso di retorica nazionalista e fascista, Leonardo D’Addabbo, deputato ed ex segretario della Federazione provinciale del Pnf. «Il recinto della Fiera in questi giorni è un immenso risonante cantiere. L’opera è quasi a compimento. Mille, duemila artieri di Bari e provincia lavorano incessantemente di giorno e di notte in un ultimo fervore per presentare al Sovrano la nuova creatura, espressione genuina della Bari di Mussolini.

Questa del Levante non è una delle tante fiere, non rappresenterà il solito centro di affari e del mondo moderno meccanico e industriale; ma sarà un centro nazionale di volontà soprattutto: un organismo propulsore di attività. Fiera non so del deteminarismo economico, ma del volontarismo. La Fiera dell’economia corporativa: la Fiera dell’avvenire». Obiettivo della manifestazione, il cui progetto iniziale risaliva ai primi del Novecento, era avviare scambi commerciali col vicino Oriente, compito che solo Bari, per la sua posizione strategica, poteva assolvere.

«Costruita sul mare, quest’opera di pace e di civiltà corona gli sforzi compiuti in Bari e riallaccerà con vincoli più solidali la Patria nostra al vicino Oriente. È un prodigio! A Bari di incanto è sorto un nuovo quartiere. Attrezzatura moderna completa, secondo la linea unitaria armonica, curata nei minimi dettagli con passione filiale e con intelligenza pugliese», continua D’Addabbo.

La campionaria barese fu inaugurata il 6 settembre 1930 alla presenza del re Vittorio Emanuele III.

Il successo delle prime dieci edizioni della Fiera – che tuttavia fu incrinato dalla guerra d’Etiopia e dalla decisione di alcuni Stati africani di disertare la campionaria barese – ebbe ripercussioni positive su tutto l’ambiente economico pugliese: anno dopo anno la Fiera vedeva crescere gli espositori italiani e stranieri, aumentava il numero dei padiglioni ed estendeva l’area del suo quartiere. Aprendosi alle nazioni d’Oriente, la campionaria finì per rappresentare una smentita della politica ufficiale del regime, incline al protezionismo economico più che ai liberi scambi internazionali. Dopo lo scoppio della guerra gran parte del quartiere fieristico fu occupato dalle autorità militari: l’area si trasformò in un vastissimo deposito di materiale bellico e fu requisito, nel settembre 1943, dalle truppe alleate. Dopo la guerra, ridotta a un campo di macerie, la Fiera fu rimessa in piedi solo nel settembre 1947 e poté dare un nuovo avvio alla sua storia.

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