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Nascono le Regioni ma è guerra a Reggio

Nascono le Regioni ma è guerra a Reggio

La Gazzetta del Mezzogiorno di 52 anni fa

Le proteste contro la sede a Catanzaro nella «Gazzetta» del 15 luglio del 1970

15 Luglio 2022

Annabella De Robertis

«La Gazzetta del Mezzogiorno» del 15 luglio 1970 dedica un ampio spazio alla nuova realtà delle istituzioni regionali.
In prima pagina domina, tuttavia, la cronaca degli scontri verificatisi il giorno prima: «Caos a Reggio Calabria durante lo sciopero generale indetto per protestare contro la scelta di Catanzaro a sede dell’Ente Regionale: blocchi stradali, auto danneggiate, altre date alle fiamme, occupati la stazione ferroviaria e l’aeroporto civile. La città paralizzata sin dalle prime ore della mattinata. Alcuni manifestanti hanno appiccato il fuoco a masserizie. Nella tarda serata, dopo un tentativo dei dimostranti di entrare nella Prefettura, la situazione si è andata normalizzando, ma tutti gli edifici pubblici sono circondati da agenti di P. S. e Carabinieri. Il sindaco di Reggio ha inviato un telegramma alle autorità governative chiedendo il loro intervento. Ieri 6 degli 11 consiglieri regionali (5 democristiani e 1 socialista unitario) non hanno partecipato alla seduta d’insediamento del nuovo Consiglio Regionale».

La protesta di Reggio andrà avanti per mesi, trasformandosi in una vera e propria rivolta: inizialmente sostenuta anche dai partiti di centrosinistra, vedrà presto l’egemonia delle forze del Msi e delle frange violente della destra estrema, guidate da Ciccio Franco. Non mancheranno, secondo alcuni storici, infiltrazioni della ‘ndrangheta. Durissima la repressione delle forze dell’ordine: il bilancio complessivo sarà di sei morti, cinquantaquattro feriti e migliaia di arresti. Nel febbraio 1971, dopo l’intervento dell’esercito in città, si raggiungerà il compromesso: a Catanzaro resterà la giunta regionale, mentre il Consiglio verrà spostato a Reggio Calabria. Più sereno lo scenario che si prospetta invece in Puglia.

Dopo la prima assemblea regionale, la Regione programma le prime scadenze da affrontare: entro il 13 novembre deve essere redatto lo Statuto. Grandi aspettative si ripongono nell’istituzione appena nata. Si legge nelle pagine interne della «Gazzetta»: «La Regione offre nuovi e qualificati posti di lavoro, ma non riesce ancora a fermare la sempre grave emorragia dell’emigrazione che spopola paesi, divide famiglie, disperde energie. Alle Università di Bari e di Lecce la Regione deve offrire rapporti di feconda collaborazione [...] deve dare un assetto urbanistico funzionale al suo territorio evitando smagliature, impedendo speculazioni, favorendo insediamenti industriali e turistici».

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