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Il fascismo ora dilaga: da Andria a Bari Puglia a ferro e fuoco

Il fascismo ora dilaga: da Andria a Bari Puglia a ferro e fuoco

11 Luglio 2022

Annabella De Robertis

«Se non sono molestati, non fanno male a nessuno»: su «La Gazzetta del Mezzogiorno» di cento anni fa, così il giornalista E. A. Morgigno si esprime a proposito dell’atteggiamente «mansueto» degli squadristi pugliesi. «La grande adunata fascista ad Andria»: è questa la notizia principale di cronaca locale dell’11 luglio 1922.

Il delegato regionale del Partito fascista, l’onorevole Giuseppe Caradonna, di Cerignola, ha emanato l’ordine di mobilitazione: il comando generale delle squadre d’azione è stato assunto dal marchese Dino Perrone Compagni. Nella città del Nord Barese sono accorsi giovani da tutta la Regione: «Reputiamo di un seicento uomini la forza fascista accentrata. Giovani dai lineamenti bronzei, dalle fattezze maschie, dai gesti irrequieti e risoluti. Tutti in camicia nera, delle quali molte contrassegnate dai distintivi delle ferite di guerra e dai nastrini guadagnati sul campo dell’onore. Diversi portano le mostrine. Ognuno è armato di bastone e di coraggio, qualcuno porta il caratteristico fez nero e molti invece sono sprovvisti».

Quello che si presenta ad Andria è uno spettacolo nuovo: il 3 luglio, infatti, «mazzieri» fascisti avevano occupato il municipio. Erano state ore tragiche, raccontate nei dettagli sulla «Gazzetta» del giorno dopo: «Andria non è una città come le altre, ha una tradizione di lotta che non si può troncare in un momento. Ha un’organizzazione proletaria potente, che rappresenta per il partito socialista una forza non indifferente. La lotta, che si svolge oggi, non è un piccolo episodio di violenza ma assume un carattere eminentemente nazionale». Non era stato troppo difficile per i fascisti, molti dei quali provenienti da Bari, accedere al Palazzo di Città, distruggere quadri e documenti e issare la bandiera tricolore: l’amministrazione socialista era stata definitivamente rovesciata.

Negli scontri era morto il contadino fascista Nicola Petruzzelli. Il protagonista dell’azione Achille Starace, originario di Gallipoli, aveva pertanto organizzato in tutto il territorio spedizioni punitive contro i braccianti in sciopero.

Perciò, si legge sulla «Gazzetta» dell’11 luglio 1922, «il popolo animato dalla curiosità accorre a vedere la nuova milizia e rimane attonito di fronte ad essi».

L’onorevole Caradonna inveisce contro «l’annidamento parassitario e vorace delle cricche dall’etichetta rossa» e il toscano Compagni elogia l’eroismo dei fascisti locali.

Poche settimane più tardi gli stessi squadristi tenteranno di assaltare la Camera del lavoro di Bari: sono mesi di fuoco quelli dell’estate di cento anni fa in Puglia.

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