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L’illusione fascista di invadere la Russia

L’illusione fascista di invadere la Russia

Luglio ‘41, gli italiani al seguito dei tedeschi

06 Luglio 2022

Annabella De Robertis

Un titolo occupa la prima pagina de «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 6 luglio 1941: «Il Dnieper raggiunto dai tedeschi», con il sottotitolo «Il crollo russo». L’esordio è ancora più chiaro e perentorio: «Immensi problemi si aprono con il crollo russo a cominciare da quello dell’unità della Russia».

L’editoriale, firmato da Michele Viterbo, dando per scontati non solo il tracollo militare sovietico ma anche l’imminente disfacimento politico della Russia, ritiene che, a cominciare da Pietro il Grande in poi, lo sforzo era stato sempre quello di «europeizzare la steppa sterminata e salvaguardarne l’unità»: «la centralizzazione zarista e la centralizzazione bolscevica non hanno civilizzato ma hanno soltanto oppresso le popolazioni, non riuscendo a soffocare le loro aspirazioni di autonomia più ardenti di prima».

Secondo Viterbo l’opera del «caucasico Stalin è volta verso l’orientalizzazione dell’umanità, essendo egli il simbolo della grandezza asiatica, della crudeltà asiatica, della potenza asiatica che vuol lanciarsi addosso all’Europa». Ma nell’analisi di Viterbo c’è di più, un acrobatico scatto a favore dell’Italia, quasi fossero state le nostre forze militari e non la Wehrmacht a compiere l’impresa.

Il 21 giugno 1941, infatti, Hitler ha dato avvio all’operazione Barbarossa, sferrando un violento attacco alla Russia: egli è convinto di chiudere la questione al massimo in cinque settimane. Mussolini decide di essere al fianco dell’alleato tedesco per condividere le conquiste annunciate: per questo costituisce, proprio nel luglio del 1941, il Corpo di spedizione italiano in Russia (Csir).

Il podestà Viterbo condivide la visione del duce. A suo parere, infatti, lo sfondamento sul Dniepr è frutto della lunga lotta contro il comunismo, cui gli italiani hanno dato un contributo fondamentale in Spagna: «I legionari italiani che per due anni tennero fronte alle orde rosse, armate e finanziate dai banchieri inglesi e americani ma che erano sotto il diretto controllo di Mosca sono pertanto gli anticipatori dell’odierna crociata antibolscevica. Nessuno potrà mai dimenticare questa luminosa pagina di storia scritta dagli italiani. Oggi finalmente – chiude così il suo articolo Viterbo – l‘URSS crolla. Con un nuovo capolavoro di tecnica e di strategia i Tedeschi accerchiano l’esercito russo. E l’Italia è come sempre in linea contro Mosca».

Come è noto, le cose andranno diversamente: nel dicembre 1942 l’Armata italiana subirà proprio sul fronte russo una delle più gravi sconfitte della storia. Più di 640mila soldati verranno fatti prigionieri dai Russi e drammatico sarà il ritorno in patria dei pochi superstiti.

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