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«Io sono un berlinese»: il discorso di Kennedy scolpito nella Storia

«Io sono un berlinese»: il discorso di Kennedy scolpito nella Storia

27 Giugno 2022

Annabella De Robertis

La storica foto di John Fitzgerald Kennedy, durante la parata per le strade di Berlino, accanto al sindaco della città, Willy Brandt, e al cancelliere della Germania ovest, Konrad Adenauer, compare in prima pagina su «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 27 giugno 1963.

Il presidente degli Stati Uniti è arrivato da poche ore: «Una visita lampo» – scrive il corrispondente della «Gazzetta» Michele Passivich – «non più di sette ore in tutto, ma una visita fitta, calorosa, emozionante. John Kennedy si è mostrato a due milioni di persone, ha percorso in automobile e a piedi qualcosa come cento chilometri, ha pronunciato tre discorsi, davanti a centomila persone ammassate dinanzi alla sede della libera municipalità di Berlino Ovest».

Siamo in un momento cruciale della guerra fredda e Kennedy ha scelto il luogo simbolo dell’antagonismo tra blocchi contrapposti per pronunciare uno dei suoi più celebri discorsi. Solo un anno prima il governo della Germania Est aveva completato la costruzione del Muro che divideva in due la città di Berlino: quella barriera, che avrebbe dovuto garantire la continuità della Ddr, minacciata dalle fughe continue dei suoi cittadini e dall’esodo massiccio verso Occidente, contava già più di 26 morti. «A Berlino non ha potuto che abbracciare idealmente la folla che lo circondava commossa, rispondere commuovendosi egli stesso, usare parole infiammate per la città dell’estrema frontiera».

Ecco le parole pronunciate dal Presidente a Rudolph Wilde Platz: «Duemila anni fa, il più grande orgoglio era dire “civis Romanus sum”. Oggi, nel mondo libero, il più grande orgoglio è dire “Ich bin ein Berliner”». «Io sono un berlinese»: Kennedy pronuncia due volte questa espressione in tedesco per sottolineare la solidarietà di tutto l’Occidente nei confronti del popolo tedesco e per lanciare un messaggio di sfida e di condanna all’Unione Sovietica.

«La folla traboccante rispondeva con un urlo immenso a chi aveva toccato la corda più sensibile del suo cuore». E aggiunge: «Ci sono molte persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista. Che vengano a Berlino». Nella sua visione, che si fonda sul valore indivisibile della libertà, la divisione della Germania, così come quella dell’Europa, va contro la corrente della storia. Si tratta del suo ultimo significativo intervento pubblico: Kennedy verrà assassinato il 22 novembre 1963 a Dallas, in Texas, in circostanze mai del tutto chiarite.

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