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Di Vittorio e Caradonna la scazzottata in Aula è tutta... cerignolana

Di Vittorio e Caradonna la scazzottata in Aula è tutta... cerignolana

20 Giugno 2022

Annabella De Robertis

Il «Corriere delle Puglie» del 20 giugno 1922 apre riportando le voci di corridoio su una possibile intesa tra Giolitti e il gruppo parlamentare socialista. Particolarmente teso è, cento anni fa, il clima politico in Italia. Il governo è retto da quattro mesi da Luigi Facta ed è composto da giolittiani, nittiani, democratici sociali e popolari. I fascisti, entrati definitivamente in Parlamento dopo le elezioni del 1921, guadagnano sempre più consenso e non arrestano l’ondata di violenze contro gli avversari politici.

Questa situazione si riflette anche nei luoghi istituzionali. Nel primo semestre del 1922, le discussioni parlamentari si sono molto occupate della questione dei cosiddetti «deputati minorenni», cioè di età inferiore ai 30 anni al momento dell’elezione, tra i quali figurano anche Grandi, Farinacci, Bottai, che saranno protagonisti del regime retto da Mussolini. Tra i pugliesi ci sono anche il socialista Di Vittorio e il fascista Caradonna: sul primo, nel giugno 1922, la Camera sospende il giudizio. L’elezione del secondo è stata invece definitivamente validata.

Tra i due politici di Cerignola lo scontro è durissimo dentro e fuori dal Parlamento. Sul «Corriere» si riporta la discussione sul bilancio delle colonie. Interviene l’on. Modigliani: «Le questioni coloniali pongono di fronte al partito socialista uno dei più ardui problemi: se cioè un popolo civile possa e debba assumersi la responsabilità di portare la civiltà a popoli cosiddetti barbari. La storia insegna che nessun popolo civile è riuscito a portare la civiltà in altri paesi. Ne sono un esempio edificante i risultati raggiunti in India dall’opera civilizzatrice dell’Inghilterra».

Per il socialista di Livorno, le sole conquiste civilizzatrici durature sono quelle che si fondano sotto la spinta dell’emigrazione di elementi capaci di apportare energie nuove: così adesso si raccolgono i frutti i di una lenta e pacifica penetrazione in Eritrea e Somalia, capace di apportare valore soprattutto in ambito agricolo. La Libia, invece, ne è sicuro, non permetterà di raggiungere questi risultati: le annessioni e i protettorati devono essere sostituiti da «rapporti di sviluppo economico». «Il decreto di annessione della Libia è stato un errore storico», conclude Modigliani. Alle parole del socialista, scoppia una zuffa tra i deputati: ad avanzare per primo è il nazionalista Gray, ma nell’emiciclo s’incontrano anche Caradonna e Di Vittorio e «tutti e due si scambiano vivacissimi pugni». Il capo del fascio di Cerignola ostenterà nei corridoi, più tardi, un occhio nero, assicurando tuttavia di esser riuscito anche lui ad assestare al suo rivale «tre o quattro pugni violenti»

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