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La morte dei Rosselli e la falsa pista anarchica e comunista

La morte dei Rosselli e la falsa pista anarchica e comunista

16 Giugno 2022

Annabella De Robertis

«I due Rosselli vittime di una vendetta anarchico-comunista»: si intitola così un trafiletto in seconda pagina su «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 16 giugno 1937.

Nei giorni precedenti, la notizia dell’assassinio di Carlo e Nello Rosselli, avvenuta a Bagnoles-de-l’Orne il 9 giugno, è stata così annunciata: «Un evaso da Lipari misteriosamente ucciso con un fratello a Parigi». La morte del padre del socialismo liberale e di uno dei più promettenti storici del Risorgimento, che per noi diventeranno il simbolo dell’opposizione politica al regime fascista, è presentata come un marginale fatto di cronaca.

Carlo e Nello Rosselli sono nati rispettivamente nel 1899 e nel 1900, in una famiglia di religione ebraica e solide tradizioni patriottiche: crescono a Firenze con la madre, Amelia Pincherle Moravia, e il fratello Aldo. Frequentano ambienti socialisti e democratici ed entrano in contatto con Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi e Piero Calamandrei. Nel 1924 Carlo si iscrive al Partito socialista Unitario e fonda, l’anno successivo, il bollettino politico «Non mollare», dalle cui pagine accusa apertamente Mussolini dell’omicidio di Matteotti.

Inizia, così, la persecuzione da parte della polizia politica fascista. Carlo è costretto alla fuga; fonda, assieme a Pietro Nenni, il settimanale «Il quarto Stato». Nel dicembre del 1926, insieme ad altri compagni di partito, organizza la fuga in Francia di Filippo Turati, anziano leader dei socialisti riformisti italiani. Arrestato e processato, Rosselli viene condannato a cinque anni di confino a Lipari: riesce, però, a fuggire dall’isola e si rifugia a Parigi, dove poco tempo dopo dà vita al movimento «Giustizia e libertà». Nel giugno del ‘37 si incontra con Nello a Bagnoles-de-l’Orne, una località termale in Normandia: qui entrambi vengono misteriosamente assassinati.

Questa la versione ufficiale che compare su tutti i giornali italiani, compresa la «Gazzetta»: i due fratelli sarebbero stati nel mirino di un gruppo anarchico di Barcellona, per motivazioni legate all’impegno di Carlo nella guerra civile spagnola. Egli ha combattuto, infatti, in difesa della repubblica, diventando il comandante della colonna italiana. La realtà è ben diversa: si è trattato di un agguato organizzato dai servizi fascisti.

Nel 1945 si aprirà finalmente il processo per la morte dei Rosselli: gli esecutori dell’assassinio saranno individuati, sebbene mai precisamente identificati, tra i membri della Cagoule, un’organizzazione di estrema destra francese.

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