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Senza Berlinguer politica più povera

Senza Berlinguer politica più povera

Nel 1984, a Padova, la morte del leader Pci

12 Giugno 2022

Annabella De Robertis

«Oggi l’Italia politica è più povera»: così Giuseppe Giacovazzo comincia il suo editoriale in prima pagina su «La Gazzetta del Mezzogiorno» il 12 giugno 1984. Il giorno prima si spegneva a Padova a causa di una emorragia cerebrale, Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano.

Il 9 giugno, il leader sardo era stato colpito da un ictus durante un comizio e si era accasciato, visibilmente provato dal malore, davanti a migliaia di persone che provavano a sostenerlo e lo incitavano a interrompere il comizio. «L’Italia politica è più povera. Non solo per i compagni di Berlinguer e per coloro che l’hanno amato. Ma anche per quanti, a qualunque fede appartengano, sentono che con lui scompare una delle più alte coscienze della nostra vita democratica. Il Pci, nei 63 anni della sua complessa storia, ha avuto tre grandi leader, oltre la parentesi di Luigi Longo. Gramsci, Togliatti, Berlinguer. Ebbero in comune la terra di Sardegna (Togliatti solo per gli studi liceali) e quella stessa malattia finale che non perdona. Tre leaders, tre differenti classi sociali. Gramsci figlio di proletari. Togliatti proveniente dalla piccola borghesia. Berlinguer di illustre famiglia aristocratica: fu prescelto da Togliatti, ma somigliava per carattere molto più a Gramsci», è il commento del direttore del quotidiano.

Nato nel 1922 a Sassari, Berlinguer si spegneva a soli 62 anni: segretario del Pci dal ‘72, fu promotore dell’idea di un «compromesso storico» tra le due grandi forze popolari, quella comunista e quella democristiana. Soprattutto, fu il leader che guidò il partito verso il progressivo distacco dall’Unione Sovietica e condusse un’aspra battaglia politica contro il nuovo corso del Partito socialista italiano guidato da Bettino Craxi – resta celebre e significativa del livello della polemica la contestazione a cui Berlinguer fu sottoposto mentre si accingeva ad intervenire sul palco del congresso socialista nel maggio ‘84.

«Ora è il momento di chiedersi » – continua Giacovazzo – «se a Botteghe Oscure emergerà un leader destinato a rilanciare il disegno dell’alternativa di sinistra, oppure il continuatore di quella politica che non ha mai relegato in soffitta il dialogo con il partito dei cattolici democratici». Il 13 giugno a Roma si tennero i funerali: circa un milione e mezzo di persone partecipò alla cerimonia in piazza san Giovanni in Laterano, in quella che fu la più grande manifestazione pubblica dell’Italia del Novecento (Renato Guttuso ne realizzò un celebre e straordinario affresco) a te4stimonianza di una popolarità che andava oltre i confini del mondo comunista.

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