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Sos frane a Corato c’è il rischio di crolli

Sos frane a Corato c’è il rischio di crolli

Un’inchiesta tra i vicoli della città

10 Giugno 2022

Annabella De Robertis

Continua sulle pagine del «Corriere delle Puglie» di cento anni fa la cronaca quotidiana della gravissima emergenza abitativa della città di Corato, il cui dissesto idrogeologico compromette seriamente la vita dei suoi abitanti.

Da alcuni anni, infatti, gli edifici del Comune della provincia di Bari sono minacciati dall’azione lenta e silenziosa delle acque sotterranee, che, invadendo gli strati del suolo, erodono le rocce di fondazione e fanno crollare, in molti casi, le strutture. Quelle che resistono sono, in gran parte, da demolire poiché seriamente compromesse.

Nonostante le azioni intraprese dall’Amministrazione locale e dal Governo, il dissesto non si arresta: solo nel mese di maggio sono stati distrutti Palazzo Pedone, una parte di Palazzo Pagano, Palazzo Ducale e la chiesa del Monte di Pietà. Da alcune settimane gli sfollati sono stati accolti in baracche e tende d’emergenza.

Un’inchiesta di Costantino Costantini porta i lettori del «Corriere» nel cuore della città colpita dal disagio: «Volendo intervistare qualcuno, ho creduto bene intervistare il popolo. Esso non è la comparsa, ma il protagonista in questa tragedia che si spera ancora rimanga senza catastrofe, e ha diritto di dir la sua. Siamo ripassati per uno di quei vicoli che menano alle rovine di piazza Di Vagno» – non è cosa da poco che, a pochi mesi dai fatti, a Corato una piazza sia già intitolata all’onorevole di Conversano assassinato dai fascisti nel settembre ‘21 – «e dove non si cammina con tutta tranquillità. I calcinacci cadono in pioggia fittissima dall’alto delle case in demolizione. Un bambino mi ha raccontato che la notte non può dormire perché nella baracca fa caldo e sono in troppi. Secondo una donna, le cause del disastro vanno attribuite al mare, che, lavorando sotterra, è giunto a Corato. Il rimedio quella donna ritiene sia uno solo: quando il mare sarà alla superficie, occorre ricostruire Corato come Venezia». In realtà, la situazione venutasi a creare è da imputare ad altri due fattori: le numerose precipitazioni meteoriche e l’entrata in funzione, sei anni prima, dell’Acquedotto pugliese. Prima di questo evento, infatti, l’utilizzo privato delle acque sotterranee per l’irrigazione degli orti e per le attività agricole riusciva a bilanciare gli eccessi dei livelli di falda. Al cronista che prova a difendere l’operato del Governo, la signora risponde trascinandolo nella sua tenda e sfidandolo a resistere anche solo pochi minuti nelle condizioni in cui i coratini, che per i continui crolli hanno perso le proprie case, sono costretti a vivere.

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