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Fuoco sui braccianti la strage nella vigna

Fuoco sui braccianti la strage nella vigna

Il processo per l’eccidio tra Gioia e Castellaneta

04 Giugno 2022

Annabella De Robertis

Il Corriere delle Puglie del 4 giugno 1922 dedica una pagina al resoconto dell’ultima udienza svoltasi in Corte d’Assise, a Bari, del processo per la strage di Marzagaglia, un eccidio di inaudita violenza, consumatosi il 1° luglio 1920 in una contrada tra Gioia del Colle e Castellaneta. Alcune decine di braccianti, impegnati nella pulitura della vigna presso la masseria della famiglia Girardi, furono a fine giornata colpiti da fucilate provenienti dall’interno della struttura. Il bilancio finale della strage fu di sei morti tra i contadini: Pasquale Capotorto, Vito Falcone, Vincenzo Milano, Rocco Montenegro, Rocco Orfino e l’ultimo, Vitantonio Resta, di soli sedici anni.

Ad aprire il fuoco furono alcuni proprietari e mezzadri del paese: si scatenò, così, una reazione violenta tra la popolazione, in cui morirono altre tre persone ritenute legate agli esecutori dell’eccidio. Per ristabilire l’ordine fu costretto in quei giorni a intervenire l’esercito.

Il processo per i fatti di Gioia, che si concluderà solo nell’agosto ‘22, è seguito con estrema attenzione dai giornalisti del Corriere, che ne comprendono la gravità, nonché la portata politica e storica. I 17 proprietari terrieri imputati sono assistiti da giuristi illustri: Giuseppe Lembo, Federico Gaudio, Franco e Carlo Guarnieri, Giuseppe Bizzarro e Raffaele Bovio. Il collegio di difesa dei contadini, è costituito, invece, dagli avvocati Amatucci, Castellaneta, Catalano, Carbonara, Dragone, Masodi, Tria, Vacca e dagli onorevoli Mucci, Maitilasso, Fera e Bentini.

Tra di loro, spicca il giovanissimo Giuseppe Papalia: nato a Bari nel 1897, dopo la laurea in Legge conseguita a Napoli, partecipa alla Prima guerra mondiale. Erede della tradizione del pensiero meridionale di matrice positivistica, entra a far parte dello studio legale dell’avvocato socialista Michele Catalano, insieme al quale difende i braccianti nel processo del ‘22. Costante sarà sempre il suo impegno in difesa degli antifascisti perseguitati dal regime. Dopo l’8 settembre 1943 farà parte del Comitato di Liberazione nazionale di Bari e della Consulta nazionale, come rappresentante del Partito d’Azione: aderirà, in seguito, al Partito socialista.

Senatore per diverse legislature – eletto per la prima volta nel 1953 – si distinguerà nella Commissione Giustizia per le proposte legislative sull’ordinamento giudiziario e per il disegno di legge sull’Ordinamento delle professioni di avvocato e di procuratore. Nel 1959 diventerà Sindaco di Bari.

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