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La «Gazzetta» del 2 giugno 1946: «Cari lettori, votate»

La «Gazzetta» del 2 giugno 1946: «Cari lettori, votate»

La Gazzetta del Mezzogiorno del 2 giugno 1946

Il ricordo sul giornale del proclama del fresco Re Umberto II che provò a conquistare i cittadini per mantenere la monarchia

02 Giugno 2022

Annabella De Robertis

«Tutti alle urne»: così La Gazzetta del Mezzogiorno esorta i suoi lettori il 2 giugno 1946. Settantasei anni fa, in un Paese devastato dalla guerra e dalla miseria, ma con una forte esigenza di democrazia, circa 25 milioni di italiani hanno scelto la forma istituzionale e i componenti dell’Assemblea Costituente: si tratta delle prime elezioni dopo più di venti anni di regime fascista (tre mesi prima, nel marzo ‘46, in diversi comuni del Paese hanno avuto già luogo le amministrative).

La Gazzetta apre con il proclama del re Umberto II: dopo esser stato luogotenente del Regno per quasi due anni, con l’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, è salito ufficialmente al trono il 9 maggio 1946. Sovrano, dunque, solo da tre settimane, Umberto II compie un ultimo, disperato tentativo di conquistare voti a favore della monarchia. Propone, in caso di riconferma dell’istituto monarchico, un secondo referendum per contribuire alla pacificazione del Paese: «Allora molte passioni si saranno placate; molti che oggi sono perplessi avranno avuto il tempo per fare una scelta ponderata. Allora potranno partecipare alla consultazione tutti i cittadini italiani, anche quelli dei territori di frontiera, anche i prigionieri di guerra che ancora attendono di ritornare alle loro case», si legge sulla Gazzetta. Il dispaccio è stato diffuso dall’agenzia Ansa pochissime ore prima del voto, quando i pronostici sono ormai quasi del tutto favorevoli alla vittoria della repubblica. Contestatissimo, il proclama del re scatena le proteste di tutti i partiti della fazione repubblicana: la campagna elettorale è ufficialmente chiusa per disposizione del governo e, dunque, nessuno dovrebbe più esprimere indirizzi sul voto.

Il silenzio elettorale, invece, è ben rispettato dal quotidiano diretto da Luigi De Secly, che così scrive: «La “Gazzetta”, che non ha interessi di qualsiasi natura da tutelare, non vuole pesare nella bilancia con un suo particolare giudizio e non vuole farsi eco di qualsiasi tesi esclusivista, se non di questa: il rispetto della libertà, che è strettamente congiunta col rispetto dell’ordine pubblico, specialmente sul terreno elettorale». De Secly invita i suoi lettori a non rinunciare, per nessun motivo, al diritto di voto: «L’elettore rappresenta, nel momento in cui depone la scheda nell’urna, tutta l’Italia; è l’esempio vivente del metodo democratico che si realizza: il suo valore è incalcolabile perché quel voto determinerà l’avvenire del Paese nella vita interna e internazionale. Giammai bisognerà rinunciare ad esprimere la propria opinione: il fascismo, la dittatura, la guerra disastrosa sono stati il frutto di questa rinuncia».

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