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Maggio del 1924 rissa alla Camera

Maggio del 1924 rissa alla Camera

31 Maggio 2022

Annabella De Robertis

«Una seduta di violentissimi incidenti alla Camera»: è il 31 maggio 1924 e La Gazzetta di Puglia riporta quasi integralmente la discussione in Parlamento del giorno prima. Nell’aprile si sono tenute le elezioni, le ultime prima della definitiva instaurazione del regime dittatoriale. Dopo una campagna elettorale segnata dalle violenze dei fascisti, la Lista Nazionale, guidata da Benito Mussolini, nella quale si sono candidati anche esponenti liberali e alcuni cattolici conservatori, ha ottenuto quasi il 65% dei voti e i tre quarti dei seggi parlamentari.

La giunta delle elezioni propone la convalida in blocco degli eletti della maggioranza. Alla riapertura della Camera, il 30 maggio 1924, il segretario del Partito socialista unitario Giacomo Matteotti non perde tempo e chiede, invece, che il risultato non venga ritenuto legittimo: le elezioni si sono svolte in un clima di tensione, irregolarità e violenze squadriste nei confronti dei candidati dell’opposizione. Ecco le coraggiose parole del socialista di Fratta Polesine riportate sulla Gazzetta: «L’elezione, secondo noi, è essenzialmente non valida! [...] Nessuno si è trovato libero, perchè ciascun cittadino sapeva a priori che se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso. [...] Perfino i giornali hanno riprodotto gli episodi di elettori percossi perché volevano esercitare liberamente il loro mandato!».

Il suo discorso è continuamente interrotto dalle urla provenienti dai settori della maggioranza: «Mi limito a poche cose, potrei accennare a tutte le violenze compiute a Napoli ai danni dell on. Amendola. A Melfi è stata impedita la raccolta delle firme con la violenza. In Puglia fu bastonato perfino un notaio». Il fascista barese Di Crollalanza risponde: «È falso! In Puglia le elezioni si sono svolte nella maggiore calma e con piena libertà».

Dopo le accuse di Matteotti, volano insulti e minacce da un banco all’altro della Camera e, infine, scoppia un’accesa rissa in cui sono coinvolti il generale Bencivenga, Amendola, Lussu, Vella e i fascisti, di cui non vengono riportati i nomi. Secondo una testimonianza, uscendo quel giorno dalla Camera, Matteotti avrebbe detto ai suoi compagni: «Ora preparatevi a fare la mia commemorazione».

Il 10 giugno successivo sarà, infatti, aggredito e rapito da sicari fascisti e il suo cadavere sarà ritrovato due mesi più tardi ​​in una fossa scavata in una fitta boscaglia poco fuori Roma, lungo la via Flaminia.

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