Giovedì 30 Giugno 2022 | 16:25

In Puglia e Basilicata

Accadde oggi

La guerra di Pugliese contro lo squadrismo

La guerra di Pugliese contro lo squadrismo

Duro editoriale dell’avvocato di Toritto

27 Maggio 2022

Annabella De Robertis

«Anarchia» è il titolo dell’editoriale che compare in prima pagina sul «Corriere delle Puglie» del 27 maggio 1922. A firmarlo è Giuseppe Alberto Pugliese, insigne avvocato, nato a Toritto, deputato per diverse legislature. Strenuamente si è battuto, nei primi anni del Novecento, per la realizzazione dell’Acquedotto pugliese e ha fondato la «Rivista di giurisprudenza», imponendosi come uno dei più brillanti giuristi della sua epoca.

Aspra è la sua condanna degli episodi violenti che, nel corso dell’anno 1922, sono ormai all’ordine del giorno: si riferisce in particolare agli scontri sanguinosi consumatisi a Roma in occasione del funerale dell’eroe di guerra Enrico Toti, ma soprattutto all’ultimo episodio di cronaca di cui dà notizia il quotidiano.

In una osteria della Capitale un iscritto al Partito fascista ha, infatti, ucciso un operaio di 25 anni, Attilio Gianfoca, originario di Alatri, colpevole di averlo ferito il giorno precedente nei tafferugli verificatisi nel quartiere San Lorenzo. «Forsennati, non li trattenne la santità della morte, non la santità dell’eroismo pure, non il fulgore di floria che circondava quella salma. Forsennati, rinnegano il culto degli eroi moltiplicando le vittime degli odi civili di partiti e di classi. Al solito, il Governo con animo mesto e contrito, quasi che se ne sentisse colpevole, si limitò, imitando Petrarca, a gridare: pace pace pace. La pace non deve essere nelle parole, ma nei fatti: dicendola solamente a parole si scredita l’autorità dello Stato, si dà nuovo impulso all’anarchia».

Di tutto questo è responsabile, secondo Pugliese, l’inerzia del presidente del Consiglio dei Ministri Luigi Facta e quella dei suoi predecessori. «Chi creò i fasci, chi li mantiene in vita se non l’abdicazione del Governo a compiere il dovere di reprimere gli attentati alla pace sociale? I fasci col suo consenso e provvisti di autorità presero a fare quel che il Governo non seppe o non volle, riservandosi ogni volta che le piazze macchiate di sangue a lavarsi le mani come Pilato».

Conclude, il giurista, con un’amara profezia: «Dello Stato presente il popolo che lavora è stanco, che la stanchezza, come la fame, è cattiva consigliera, e che se nn corre ai ripari il Governo, un bel giorno sarà il popolo che forse catastroficamente imporrà la fine».

Cinque mesi più tardi, con la Marcia su Roma, sarà lo squadrismo fascista a prendere tragicamente il sopravvento e a instaurare un regime sempre più autoritario e repressivo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725