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Un progetto di legge per il voto alle donne

Un progetto di legge per il voto alle donne

Il Corriere delle Puglie di un secolo fa

Nel 1922 il Parlamento ci prova ancora ma a bloccare ogni discussione sarà, pochi mesi dopo, la marcia su Roma

23 Maggio 2022

Annabella De Robertis

È il 23 maggio 1922. In ultima pagina sul «Corriere delle Puglie», tra le notizie giunte per ultime in redazione, c’è un trafiletto intitolato «Progetto di legge per l’elettorato alla donna». Il deputato socialista Giuseppe Emanuele Modigliani, nato a Livorno nel 1872, scrive un’importante pagina della storia dell’emancipazione femminile, sebbene la strada da percorrere sarà ancora molto lunga.

La sinistra ha già da tempo fatto propria la lotta per la conquista dei diritti delle donne: nel primo dopoguerra anche il neonato Partito popolare di don Sturzo ha appoggiato alcune proposte in merito. Nel 1919 una prima legge sul suffragio femminile è stata votata alla Camera, ma il Parlamento si è sciolto prima della sua definitiva approvazione in Senato.
Nel maggio 1922, dunque, l’on. Modigliani presenta un nuovo progetto di legge, i cui articoli vengono riportati sul Corriere: «Art.1 Le leggi vigenti sull’elettorato politico ed amministrativo sono estese alle donne. Art. 2 Le liste elettorali, sia politiche che amministrative, comprendenti le donne aventi diritto al voto, saranno distinte da quelle comprendenti gli uomini».

A bloccare ogni discussione politica sulla proposta di legge sarà, tuttavia, pochi mesi dopo, la marcia su Roma. Una volta preso il potere, Mussolini si schiererà, per fini propagandistici, a favore del suffragio femminile, ma concederà il voto solo alle decorate, alle madri di caduti, a coloro che esercitano la patria potestà, che hanno conseguito il diploma elementare, che sanno leggere e scrivere e pagano tasse comunali pari ad almeno 40 lire annue. Con le cosiddette «leggi fascistissime», però, il duce impedirà le elezioni, rendendo completamente inutile la conquista del voto per quelle categorie di donne.
Solo vent’anni dopo, il 1° febbraio del 1945, il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi, in un’Italia ancora divisa e devastata dal conflitto, emanerà un provvedimento che, definitivamente, estenderà il diritto di voto alle donne.

Il decreto, tuttavia, non contemplerà ancora la possibilità per le donne di essere elette, ma solo di votare. L’eleggibilità, sopra i 25 anni di età, arriverà solo con il Decreto n. 74 del Marzo 1946, in tempo per le amministrative della primavera, per il referendum e per le elezioni dell’Assemblea Costituente del 2 giugno.

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