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Ricostruire l’Europa: le decisioni a Genova

Ricostruire l’Europa: le decisioni a Genova

Nel 1922 i delegati di 34 Paesi a confronto

20 Maggio 2022

Annabella De Robertis

Cento anni fa si chiudeva, dopo più di un mese di lavori, la Conferenza di Genova. Il Corriere delle Puglie del 20 maggio 1922, dopo aver seguito costantemente le discussioni dei delegati dei 34 Paesi partecipanti, riporta in prima pagina i risultati della seduta plenaria finale.

L’importante incontro internazionale – che si proponeva un intento nobile e complesso, ovvero preparare il terreno per la ricostruzione economica dell’Europa dopo il disastro della Grande Guerra – avrebbe dovuto aprirsi già nel marzo del 1922, ma fu rinviato al 10 aprile a causa delle dimissioni del presidente del Consiglio Bonomi, sostituito subito dopo da Luigi Facta. Eccezionale fu la partecipazione della Repubblica Federativa Socialista Sovietica di Russia ai lavori: uno dei temi più importanti da affrontare era, infatti, la ripresa dei rapporti diplomatici e commerciali tra l’Occidente e il Paese in cui, dopo la Rivoluzione bolscevica, ancora si stava consumando una difficile guerra civile.

​​I delegati di Francia, Gran Bretagna, Giappone, Italia, Polonia, Romania e Svizzera avevano inviato al vicepresidente della Delegazione russa un progetto di accordo: il tentativo fallì perché Cicerin respinse gran parte delle richieste, in particolare riguardo al pagamento dei debiti contratti dallo Zar. Nel frattempo, tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco e il ministro degli Esteri sovietico si erano incontrati segretamente a Rapallo per firmare un accordo che avrebbe gettato le basi della loro collaborazione economica negli anni seguenti.

La Conferenza si è conclusa, si legge sul Corriere, con la nomina di una Commissione speciale per la soluzione dei rapporti con la Russia e con l’impegno, approvato da tutti i Paesi, di astenersi da qualsiasi atto di aggressione e da atti di propaganda sovversiva: «I Governi sono obbligati a non intervenire in alcun modo nelle questioni interne degli altri Stati, di non aiutare finanziariamente, o con qualsiasi altro mezzo, le organizzazioni politiche negli altri paesi, ed a far cessare nei loro territori i tentativi tendenti a fomentare atti di violenza negli altri Stati, o tendenti a turbare lo statu quo territoriale e politico».

Sul Corriere si riportano, infine, le dichiarazioni di Facta e del ministro degli Esteri Schanzer, il quale difende il risultato dei lavori dalle accuse di fallimento: «Io esprimo la mia convinzione che la Conferenza non è stata affatto un insuccesso, in quanto il maggiore dei problemi, quello russo, se non ha potuto essere risoluto, certamente è stato avviato alla sua soluzione».

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