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La firma femminile di Donna Wanda

La firma femminile di Donna Wanda

Nel 1927, le rubriche firmate da Medusa

16 Maggio 2022

Annabella De Robertis

Il giorno 16 maggio 1927, quinto anno dell’era fascista, La Gazzetta di Puglia, questo il nome della testata che ha inglobato in sé parte della redazione del Corriere delle Puglie, riporta in prima pagina la visita del re Vittorio Emanuele III a Napoli.

Il sovrano ha inaugurato la nuova via litoranea e il Salone degli arazzi del Museo nazionale. Il duce, rileva il cronista, a differenza di coloro che l’hanno preceduto al Governo, dimostra di voler affrontare e risolvere il problema del Mezzogiorno: il fascismo, in realtà, riterrà ben presto risolta, attraverso le grandi opere di regime, la questione meridionale.

Negli anni successivi Mussolini negherà la persistenza della condizione della miseria al Sud e limiterà fortemente lo studio e il dibattito su problemi sociali, che potrà riprendere, anche in Puglia, subito dopo il 25 luglio 1943.

Nelle pagine interne della Gazzetta, tra le numerose rubriche, ve n’è una intitolata «Cronaca femminile». È firmata da «Medusa», pseudonimo di Wanda Bruschi: nata a Bari nel 1888, si è laureata a Roma alla facoltà di Magistero, con una tesi su Giambattista Vico e Benedetto Croce come relatore. Insegnante alla scuola Gimma di Bari, è autrice di un saggio su Nietzsche e ha già all’attivo collaborazioni con riviste femminili italiane e straniere. Ha esordito come giornalista sul Corriere delle Puglie di Martino Cassano e ha sposato il giornalista Raffaele Gorjux, fondatore nel 1922 de La Gazzetta di Puglia. Proprio su queste pagine «Donna Wanda» cura diverse rubriche, tra cui «Pagine femminili» e «Piccola Posta». Nei suoi spazi quotidiani affronta argomenti diversi: lo sviluppo economico e commerciale della città di Bari, l’assistenza all’infanzia, la denuncia della mancanza di collegamenti ferroviari col resto dell’Italia che impediscono un vero sviluppo degli affari e si occupa, infine, anche di letteratura contemporanea.

«Pian piano e forse non tanto lentamente si arriverà, anche da noi, così come avviene in Lombardia e nel Piemonte, a rendere generale l’uso della villeggiatura», scrive il 16 maggio ‘27.

Sembrerebbe uno spensierato pezzo sull’arrivo della bella stagione e, invece, scopriamo presto il vero intento: invitare i vacanzieri a prendersi cura dei meno fortunati e a lasciare un’offerta per consentire ai «bimbi gracili» di partecipare alla colonia estiva.

«E prima di partire.. pensate a chi rimane, agli ammalati, ai tubercolotici i quali nella nostra provincia non hanno ancora un sanatorio», conclude Medusa.

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