Giovedì 29 Settembre 2022 | 21:59

In Puglia e Basilicata

Accadde oggi

Dal «disordine» di Fiume al profilo di Mazzini firmato da Delfino Pesce

Dal «disordine» di Fiume  al profilo di Mazzini firmato da Delfino Pesce

Due pagine di storia pubblicate sul "Corriere delle Puglie"

05 Marzo 2022

Annabella De Robertis

I provvedimenti del Governo italiano per ristabilire l’ordine a Fiume - Con il Trattato di Rapallo del 1920 la città di Fiume era diventata Stato libero e indipendente, retto da un governo presieduto dal leader del movimento autonomista Riccardo Zanella. Nel marzo 1922 repubblicani, fascisti ed ex-legionari con un’azione di forza hanno costretto alle dimissioni il governo autonomo. «Il Corriere delle Puglie» del 5 marzo 1922 pubblica in prima pagina i comunicati del Comitato di difesa nazionale, che ha assunto i pieni poteri a Fiume e intende procedere all’annessione definitiva all’Italia. Mussolini, che già aveva appoggiato D’Annunzio nella sua epocale impresa del 1919, ha naturalmente invitato i fascisti a sostenere la causa. Da Roma il capo del governo, Luigi Facta, ha nominato l’on. Castelli ministro plenipotenziario del governo italiano a Fiume: si attendono ulteriori provvedimenti.

Giuseppe Mazzini - L’elzeviro in terza pagina è firmato da Piero Delfino Pesce. Il «Corriere delle Puglie» ha affidato all’intellettuale repubblicano di Mola un ritratto in quattro puntate di Giuseppe Mazzini, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte. Nato nel 1874, Pesce era stato allievo di Giovanni Bovio a Napoli, aveva fondato la rivista d’arte «Aspasia» e si era distinto in diverse battaglie civili nel ruolo di consigliere provinciale del mandamento di Mola di Bari. L’apporto più grande allo sviluppo della coscienza democratica nel Mezzogiorno lo diede, però, con la creazione della casa editrice e poi del settimanale «Humanitas», in cui trovavano spazio voci diverse del panorama intellettuale nazionale. «Fiero oppositore del fascismo», come lo definì Tommaso Fiore, fu arrestato nel 1922 e continuò costantemente ad essere perseguitato dal regime, tanto da essere costretto a chiudere l’esperienza di «Humanitas».
Dopo anni di forzata inattività, si dedicò ininterrottamente alla scrittura per il teatro fino alla sua morte, avvenuta nel 1939.
Nel primo dei quattro articoli commissionati dal «Corriere», Pesce, analizzando la concezione morale nel pensiero mazziniano, conclude: «dopo cinquant’anni dalla sua morte l'umanità torna a Mazzini reverente e desiderosa: non paia strano che volgono a lui uomini di tutte le fedi religiose e politiche».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725