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Sono state preannunziate una serie di riforme, che ridisegneranno - tra l’altrola pubblica amministrazione, la giustizia, la semplificazione normativa e la concorrenza

Giustizia, D'Ambrosio: «Servono interventi per rendere armonico l’intero sistema»

BARI - Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede investimenti per 222,1 miliardi di euro ed è finalizzato, tra l’altro, a risolvere debolezze strutturali dell’economia italiana. Sono state preannunziate una serie di riforme, che ridisegneranno - tra l’altrola pubblica amministrazione, la giustizia, la semplificazione normativa e la concorrenza. È un progetto assai ambizioso per realizzare il quale è necessario un cambio di prospettiva (anche culturale) epocale.

Massimo Severo Giannini avvertiva già negli anni 70 che «nelle società tecnologicamente avanzate la parte più importante dell’attività politica è l’amministrare, e l’amministrare richiede strumenti semplici e chiari; purtroppo nessuno dei passati tentativi di semplificazione normativa ha sortito gli esiti sperati. Ne derivano dubbi interpretativi e applicativi, che innescano la spirale perversa della così detta paura della firma per chi deve amministrare, con arresti e ritardi nei procedimenti, che hanno così durata abnorme, e affidamento della soluzione di tutti i problemi al giudice, con ulteriore dilatazione temporale.

L’esecuzione dei progetti da realizzare nel quinquennio di durata del PNRR richiederà autorizzazioni amministrative di ogni genere, all’esito di procedimenti agili e celeri; si coglie così l’importanza che assume la qualità della legislazione in questa stagione di riforme. Sul versante della giurisdizione amministrativa, il PNRR -a differenza di quanto previsto per i settori della giustizia civile e penale, oggetto di riforme strutturali non prevede misure di sostanza, ma solo il finanziamento di un piano straordinario di assunzioni a tempo determinato per il potenziamento dell’Ufficio del processo in poche sedi in cui vi è arretrato. Pertanto, la giustizia amministrativa non è considerata un nodo problematico, e in effetti essa dà buona prova di sé quanto a risposta celere alla domanda di giustizia, stato di attuazione del processo telematico, agilità del rito, mole dell’arretrato; ma ciò non implica che -contestualmente alle riforme previste dal PNRR- non siano necessari alcuni urgenti interventi che rendano armonico il sistema. È ineludibile la riforma della disciplina del contributo unificato da versare in occasione della proposizione di un ricorso, che è abnorme in relazione alla quantificazione e alla proporzionalità, soprattutto nei giudizi in materia di appalto.

L’accesso alla giustizia amministrativa è troppo oneroso e ciò ostacola la proposizione di alcuni ricorsi, limitando la tutela del cittadino e creando pericolose sacche di impunità. Deve essere rimeditato il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo e vanno attribuite al secondo alcune materie attualmente riservate al primo, tra cui quella della fase esecutiva dei contratti pubblici, segmento delicato in cui è richiesto -a tutela di tutte le partiche il contenzioso si definisca in tempi rapidissimi, esigenza che può essere soddisfatta dal giudice amministrativo così come attualmente avviene per la fase di aggiudicazione. Ancora. Devono essere individuate soluzioni, in coerenza con lo spirito che ispira le riforme previste nel PNRR, che assicurino tempi celeri anche per controversie che non hanno ad oggetto l’aggiudica - zione degli appalti pubblici. Né è più rinviabile l’adozione di misure che rafforzino l’indipendenza del Consiglio di Stato, prima tra tutte la eliminazione della nomina governativa di un determinato numero di giudici da parte del governo.

Ma qualsiasi riforma deve mantenere il sistema di garanzie contro i provvedimenti illegittimi dell’Amministrazione, non potendosi assecondare soluzioni che -sulla base di erronei presupposti- intendono limitare il potere di sospensione e di annullamento del giudice amministrativo sui provvedimenti di aggiudicazione di appalti o altre misure del genere.

Siamo tutti chiamati alle nostre responsabilità e gli avvocati amministrativisti sono pronti a dare il loro contributo in questa fase (ri)costituente decisiva per il Paese. *Presidente della Camera Amministrava Distrettuale degli Avvocati di Bari

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