Arrestato Sergio Billè
ROMA - L'ex presidente di Confcommercio Sergio Billè è agli arresti domiciliari, con l'accusa di corruzione, nell'ambito di una inchiesta della procura di Roma.
L'inchiesta è dei pm Giuseppe Cascini e Giuseppe De Falco e riguarda irregolarità sulla gestione dell'Enasarco, l'ente di previdenza degli agenti e rappresentanti di commercio. Le indagini sono state svolte dalla guardia di finanza. Ai domiciliari sono finite altre due persone: Donato Porreca e Fulvio Gismondi. Gli arresti sono stati eseguiti dal nucleo valutario della guardia di finanza di Roma su un'ordinanza del gip Sante Spinaci. Oltre a Billè sono ai domiciliari anche il presidente di Enasarco, Donato Porreca e il suo collaboratore Fulvio Gismondi. Tutti e tre devono rispondere del reato di corruzione.
Al centro dell'inchiesta una gara, mai portata a termine, per la valorizzazione del patrimonio immobiliare dell'Enasarco, uno dei più vasti d'Italia, gara che avrebbe dovuto mettere sul mercato il patrimonio immobiliare stesso.
Secondo la procura, si trattava di un affare attorno ai 50 milioni di euro. Billè e gli altri due indagati, secondo le accuse, avrebbero cercato di pilotare la gara stessa favorendo uno dei concorrenti.
L'inchiesta dei pm Cascini e De Falco nasce da una costola dell'indagine su RCS. Nell'ambito di quest'ultima inchiesta Sergio Billè, nei mesi scorsi, fu indagato per il reato di appropriazione indebita e per la compravendita di un palazzo di via Lima, nel quartiere Parioli, a Roma. L'immobile doveva essere venduto da Stefano Ricucci per una somma di 56 milioni di euro.
L'indagine mise in luce altre irregolarità che Billè avrebbe commesso nella gestione del cosiddetto fondo del presidente di Confcommercio tra cui l'acquisto di diversi quadri di valore tuttora sottosequestro nell'appartamento di Billè, nei pressi dell'Aracoeli a Roma.
Al centro dell' inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari l'ex presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ci sarebbe una tangente da 50 milioni di euro che Stefano Ricucci avrebbe dovuto versare per l'aggiudicazione di una gara finalizzata alla gestione del patrimonio immobiliare di Enasarco.
Secondo l'inchiesta, Ricucci si era presentato alla gara per l'aggiudicazione di gran parte del patrimonio immobiliare Enasarco, per un valore di 3,2 miliardi di euro, in una cordata con Bpl, Magiste e Deutsche Bank. Gli accordi erano stati presi all'inizio del 2005, quando era stata bandita la gara stessa.
Secondo l'inchiesta, questa cordata avrebbe dovuto versare 50 milioni di euro ma le indagini hanno appurato che la cordata Ricucci fece una dazione di denaro di tre milioni di euro come anticipo.
La gara venne successivamente bloccata anche per il concomitante sviluppo delle inchieste sui vari filoni bancari che lo scorso anno coinvolsero lo stesso Ricucci e Billè.
L'inchiesta è dei pm Giuseppe Cascini e Giuseppe De Falco e riguarda irregolarità sulla gestione dell'Enasarco, l'ente di previdenza degli agenti e rappresentanti di commercio. Le indagini sono state svolte dalla guardia di finanza. Ai domiciliari sono finite altre due persone: Donato Porreca e Fulvio Gismondi. Gli arresti sono stati eseguiti dal nucleo valutario della guardia di finanza di Roma su un'ordinanza del gip Sante Spinaci. Oltre a Billè sono ai domiciliari anche il presidente di Enasarco, Donato Porreca e il suo collaboratore Fulvio Gismondi. Tutti e tre devono rispondere del reato di corruzione.
Al centro dell'inchiesta una gara, mai portata a termine, per la valorizzazione del patrimonio immobiliare dell'Enasarco, uno dei più vasti d'Italia, gara che avrebbe dovuto mettere sul mercato il patrimonio immobiliare stesso.
Secondo la procura, si trattava di un affare attorno ai 50 milioni di euro. Billè e gli altri due indagati, secondo le accuse, avrebbero cercato di pilotare la gara stessa favorendo uno dei concorrenti.
L'inchiesta dei pm Cascini e De Falco nasce da una costola dell'indagine su RCS. Nell'ambito di quest'ultima inchiesta Sergio Billè, nei mesi scorsi, fu indagato per il reato di appropriazione indebita e per la compravendita di un palazzo di via Lima, nel quartiere Parioli, a Roma. L'immobile doveva essere venduto da Stefano Ricucci per una somma di 56 milioni di euro.
L'indagine mise in luce altre irregolarità che Billè avrebbe commesso nella gestione del cosiddetto fondo del presidente di Confcommercio tra cui l'acquisto di diversi quadri di valore tuttora sottosequestro nell'appartamento di Billè, nei pressi dell'Aracoeli a Roma.
Al centro dell' inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari l'ex presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ci sarebbe una tangente da 50 milioni di euro che Stefano Ricucci avrebbe dovuto versare per l'aggiudicazione di una gara finalizzata alla gestione del patrimonio immobiliare di Enasarco.
Secondo l'inchiesta, Ricucci si era presentato alla gara per l'aggiudicazione di gran parte del patrimonio immobiliare Enasarco, per un valore di 3,2 miliardi di euro, in una cordata con Bpl, Magiste e Deutsche Bank. Gli accordi erano stati presi all'inizio del 2005, quando era stata bandita la gara stessa.
Secondo l'inchiesta, questa cordata avrebbe dovuto versare 50 milioni di euro ma le indagini hanno appurato che la cordata Ricucci fece una dazione di denaro di tre milioni di euro come anticipo.
La gara venne successivamente bloccata anche per il concomitante sviluppo delle inchieste sui vari filoni bancari che lo scorso anno coinvolsero lo stesso Ricucci e Billè.