Uno bianca - «Occhi di ghiaccio» chiede la grazia
BOLOGNA - Roberto Savi, "il corto della volante 4", poliziotto dagli occhi di ghiaccio, è stato il leader della banda della "Uno bianca", che in sette anni, dal 1987 al 1984, ha seminato una lunga scia di terrore e morte tra Bologna, la Romagna e le Marche. Un calendario del terrore che ha lasciato dietro di sè 23 omicidi e 105 crimini. Savi, condannato all'ergastolo, ha chiesto la grazia al tribunale di sorveglianza di Milano.
Nemmeno il suo avvocato era stato avvertito e Rosanna Zecchi, presidente dell'Associazione tra le vittime (è vedova di una delle persone uccise) è stata lapidaria: «Si vergogni». Dopo sei rapine a caselli autostradali nell'estate 1987, la banda della Uno bianca alzò il tiro, uccidendo, il 19 febbraio 1988, una guardia giurata a Casalecchio di Reno (Bologna). L'ultima impresa risale al 21 ottobre 1994, con due feriti alla Bna di Bologna. In mezzo ci sono state rapine sanguinose e omicidi. Il tour dell'orrore si è concluso il 24 novembre 1994 quando grazie al lavoro silenzioso di due poliziotti riminesi, Luciano Baglioni e Pietro Costanza, uomini con la stessa divisa degli assassini arrestarono Roberto Savi. Nei giorni successivi il cerchio si strinse anche attorno agli altri componenti della banda. In manette finirono i due fratelli di Roberto: Fabio, il 'rambo camionistà e Alberto, agente di in servizio alla Questura di a Rimini, più altri tre poliziotti (di cui uno in posizione defilata). I Savi e Marino Occhipinti sono stati condannati all'ergastolo, Pietro Gugliotta a 18 anni. Per contorno, la bionda Eva Mikula, fascinosa fidanzata rumena di Fabio Savi, assolta da tutti gli episodi.
Il romanzo criminale fu costellati di assalti sanguinosi e vittime innocenti che tennero l'Italia col fiato sospeso e che rappresentarono un rompicapo apparentemente irrisolvibile per gli inquirenti. Il 20 aprile '88 caddero a Castel Maggiore, nell'hinterland bolognese, due carabinieri in servizio di perlustrazione, il 26 giugno '89 un pensionato dopo una rapina a un supermercato Coop. Il 15 gennaio '90 furono decine i feriti di una bomba scoppiata all'ufficio postale di via Mazzini a Bologna, mentre il 10 ottobre dello stesso anno fu colpito a morte un netturbino che aveva la sola colpa di aver urlato, durante una rapina, 'Chiamate la polizià.
Poco più di due mesi dopo, l'antivigilia di Natale, la banda assaltò un campo nomadi in via Gobetti, alla prima periferia del capoluogo, e uccise due persone. Per puro razzismo. Due vittime anche quattro giorni dopo, di nuovo a Castel Maggiore, durante una rapina ad un distributore di benzina. Ancora pochi giorni, appena una settimana, e il 4 gennaio '91 al quartiere Pilastro di Bologna furono trucidati tre carabinieri; sempre nel '91, il 2 maggio la banda uccise i due titolari di un'armeria nel centro cittadino, in via Volturno, e il 18 agosto a San Mauro Mare, nel cesenate, caddero due senegalesi, solo per un gesto di stizza dopo un sorpasso. Il 24 febbraio '93 a Zola Predosa, altro paese alle porte di Bologna, venne ucciso un giovane, testimone scomodo di una rapina.
Il 21 ottobre '94 l'assalto alla Banca dell'Agricoltura è stato l'ultimo atto di un tempo senza fine, scandito da altre 'impresè che per sette lunghi anni hanno avuto come unico nome e unico volto il modello di una macchina e il suo colore.
Leonardo Nesti
Il romanzo criminale fu costellati di assalti sanguinosi e vittime innocenti che tennero l'Italia col fiato sospeso e che rappresentarono un rompicapo apparentemente irrisolvibile per gli inquirenti. Il 20 aprile '88 caddero a Castel Maggiore, nell'hinterland bolognese, due carabinieri in servizio di perlustrazione, il 26 giugno '89 un pensionato dopo una rapina a un supermercato Coop. Il 15 gennaio '90 furono decine i feriti di una bomba scoppiata all'ufficio postale di via Mazzini a Bologna, mentre il 10 ottobre dello stesso anno fu colpito a morte un netturbino che aveva la sola colpa di aver urlato, durante una rapina, 'Chiamate la polizià.
Poco più di due mesi dopo, l'antivigilia di Natale, la banda assaltò un campo nomadi in via Gobetti, alla prima periferia del capoluogo, e uccise due persone. Per puro razzismo. Due vittime anche quattro giorni dopo, di nuovo a Castel Maggiore, durante una rapina ad un distributore di benzina. Ancora pochi giorni, appena una settimana, e il 4 gennaio '91 al quartiere Pilastro di Bologna furono trucidati tre carabinieri; sempre nel '91, il 2 maggio la banda uccise i due titolari di un'armeria nel centro cittadino, in via Volturno, e il 18 agosto a San Mauro Mare, nel cesenate, caddero due senegalesi, solo per un gesto di stizza dopo un sorpasso. Il 24 febbraio '93 a Zola Predosa, altro paese alle porte di Bologna, venne ucciso un giovane, testimone scomodo di una rapina.
Il 21 ottobre '94 l'assalto alla Banca dell'Agricoltura è stato l'ultimo atto di un tempo senza fine, scandito da altre 'impresè che per sette lunghi anni hanno avuto come unico nome e unico volto il modello di una macchina e il suo colore.
Leonardo Nesti