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La Torre di Pisa pende sempre meno

Grazie all'intervento di consolidamento concluso nel 2001 la pendenza è diminuita di alcuni millimetri. A rischio campanile di Santa Croce, Firenze chiama gli esperti di Pisa
FIRENZE - Movimenti impercettibili ad occhio nudo ma costanti nel tempo stanno ringiovanendo lentamente la Torre di Pisa (iniziata nel 1173) riportandola alla pendenza di 200 anni fa grazie all' intervento di consolidamento concluso nel 2001.
Se ne stanno accorgendo gli esperti del Comitato che controlla la stabilità della Torre. La novità è una specie di sorpresa, finora rimasta a conoscenza degli specialisti, ed è stata riportata in una conferenza internazionale all' Archivio di Stato di Firenze dove per la prima volta è stato fatto il punto sul metodo e sulle tecniche usate per il restauro, che iniziò nel 1990. Il campanile pisano, pendente verso sud, sta riportando l' asse verso nord, nell' ordine di millimetri, riguadagnando però così un paio di secoli di inclinazione. Un processo poco percettibile, ma che è in atto.
«Il monitoraggio, a cui viene sottoposta continuamente la Torre di Pisa - ha infatti spiegato il professor Michele Jamiolkowski (Politecnico di Torino), presidente della Commissione internazionale per la salvaguardia della Torre - fa vedere che, quattro anni dopo la conclusione dell' intervento, la Torre si sta ancora lievemente muovendo verso nord, cioè sta riducendo la propria pendenza e che, comunque, è diventata molto più stabile di prima». E' una novità che fa anche dire a Jamiolkowski che «la Torre sta bene e rimarrà stabile per un lunghissimo periodo di tempo, più di 200 anni, anche se auspico che il monitoraggio continui almeno per i prossimi 10 anni».
E dello stesso parere sono gli altri esperti, riuniti nella conferenza, che invitano alla cautela. «Conferme esatte si possono avere nell' arco di un decennio», tengono tutti a precisare, ricordando che la riduzione dello strapiombo ottenuta con l' intervento fu di 46 centimetri, cioè un decimo di quello che esisteva in precedenza. Alla conferenza, organizzata dalla Fondazione Romualdo Del Bianco di Firenze e da Vivahotels, ci sono il rettore della Scuola Normale di Pisa Salvatore Settis, i professori Giorgio Viggiani (università Federico II di Napoli) e Giorgio Macchi (università di Pavia). «Per quello che si vede ora l' inclinazione è quella del 1800 e sta ancora migliorando», ha confermato Viggiani, mentre Settis ha sottolineato che «il recupero riuscì a coniugare la più alta tecnologia con il più alto grado di rispetto di un monumento. L' arrivo della tecnologia non è stato l' arrivo dei barbari». Giorgio Macchi ha ricordato «il caso del crollo della torre a Pavia nel 1989» e «la presenza di numerose situazioni di monumenti sia in Italia sia all' estero dove applicare le metodiche adottate a Pisa, tra cui le torri di Bologna e Ravenna».
La soluzione per la Torre di Pisa, unica per il metodo di applicazione, aveva precedenti risalenti all' 800, e consisteva nella rimozione di una quantità di terreno sul lato opposto all' inclinazione provocando un controbilanciamento della struttura e, quindi, raddrizzandola lievemente. Così è avvenuto, e di questo spostamento si hanno effetti anche oggi.
E' lontano, insomma, il 'settembre nerò del 1995, come lo definiscono i professori con un moto di sollievo, «quando - confessano - per notti alcuni di noi non dormirono temendo di aver compromesso la stabilità della Torre con una soluzione ponderata al massimo». Fu una soluzione di compromesso il motivo di tanto allarme: era infatti stato deciso di congelare il terreno sul lato opposto a quello di inclinazione per procedere all' installazione di cavi d' acciaio sotterranei a 50 metri di profondità. Il congelamento del terreno, però, accelerò per un breve periodo la pendenza dando problemi di stabilità al monumento e facendo temere il peggio, anche il crollo. Un brutto sogno, un brutto «quarto d' ora» su cui oggi i membri del Comitato per la salvaguardia della Torre sorridono come fanno i reduci di una grande avventura.

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