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Aborto negli Usa, parla Emma Bonino: «I diritti civili vanno difesi altrimenti non li ritrovi più»

Aborto negli Usa, parla Emma Bonino: «I diritti civili vanno difesi altrimenti non li ritrovi più»

La senatrice: «Uno scandalo la mancata applicazione della 194 in Italia»

26 Giugno 2022

Michele De Feudis

«Spero che le mie amiche abbiano finalmente capito che i diritti non sono le tavole di Mosè. Vanno curati, difesi e promossi. Ogni singolo giorno. Altrimenti ti svegli e non li trovi più». Parlamentare di +Europa, Emma Bonino è l’icona delle battaglie libertarie dei Radicali: non nasconde la sua contrarietà all’orientamento espresso dai giudici americani e con la «Gazzetta» fa il punto sulla 194 e sul percorso storico-politico che ha portato al riconoscimento in Italia dei diritti al divorzio e all’aborto.
Senatrice Bonino, che succede dopo la decisione della Corte suprema Usa?
«Spero solo che in Italia, dopo tante campagne per i diritti civili delle donne, finalmente la legge 194 venga applicata».
Cosa non ha funzionato nel nostro Paese?
«Ci sono ormai intere regioni in cui la legge sull’aborto non è applicata, per l’obiezione di coscienza di massa di medici e ginecologi».
C’è ancora un movimento attivo per i diritti civili?
«Spero che si rianimi su questi temi: è un vero scandalo che una serie di strutture in vari territori faccia finta che la legge non c’è. Non discuto l’obiezione di coscienza individuale, ma ritengo che la legge va rispettata da tutti, compresi i medici. Trovino dunque il modo di far funzionare le infrastrutture sanitarie in base alla legge».
La decisione dei giudici Usa è figlia di un dibattito presente solo Oltreoceano?
«C’è sempre stato un dibattito culturale tra pro choice e pro life. Lo scontro c’è sempre stato anche in Italia, ma siamo sempre riusciti a rendere minoranza le posizioni come quelle del senatore Pillon».
Gli Usa una volta erano la nuova frontiera dei diritti…
«Non lo sono solo sull’aborto, ma anche per la violenza contro i neri e per l’uso delle armi. Per l’aborto, la Corte suprema americana si è degradata a livello europeo».
A cosa si riferisce?
«In Ue, su 27 Paesi, nessuno ha il diritto alla scelta in costituzione e quindi, ogni stato europeo fa come vuole. Pensi che Malta non ha nemmeno il divorzio, l’Irlanda ha avuto fino a poco fa una delle leggi più restrittive sull’interruzione di gravidanza, la Polonia è andata ormai verso questa strada…».
Gli effetti sulle donne americane?
«La sentenza della Corte dice questo: non c’è più la legge federale e ogni stato farà quello che ritiene. Ovviamente questo mette in crisi più di 20 milioni di donne. Mi dispiace per loro, per le più fragili e per quelle di pelle nera che avranno due sole scelte: una è il rischio dell’aborto clandestino con quello che implica per la salute delle donne, l’altra è quella del turismo sanitario che conosciamo altrettanto bene. Chi potrà andrà in uno stato non proibizionista, ma chi non ha le risorse per il viaggio, come farà?».
La sentenza Roe versus Wade, cassata dai giudici a Washington, è del 1973. Lei era già un’attivista?
«Sono entrata nei Radicali nell’ottobre del 1974. Il divorzio e la lotta all’aborto clandestino erano temi che i Radicali di Marco Pannella agitavano da molti anni. Mi sono ritrovata in questa scia. Non ho partecipato alla campagna sul divorzio, mentre ho lavorato contro l’aborto clandestino, finché la mossa decisiva fu la raccolta per il referendum, e così andò in porto. C’era il compromesso storico e i partiti non volevano scontrarsi sulla pubblica piazza. Fu rinviato nel 1976 per le elezioni anticipate, e poi ci fu la battaglia in parlamento fino alla legge che si è portata dietro altre conquiste: il voto ai 18enni, l’obiezione di coscienza, il nuovo diritto di famiglia. Parliamo di una stagione che ha promosso e facilitato i diritti civili».
Tornando alla legge 194…
«Semplicemente non viene applicata. È una cosa inaccettabile. Non siamo in moltissime a denunciare questa situazione ma ci faremo sentire».
Il mondo dei diritti ha bisogno di alleati?
«Ora c’è un cantiere dei diritti archiviato, anche a causa covid o per la guerra. Per i partiti politici ci sono altre priorità. Le racconto un aneddoto».
Prego.
«Negli anni settanta ci chiamavano “radical chic dei Parioli” perché ci interessavamo di questi argomenti. Rispondevo dicendo che i diritti civili sono diritti sociali, perché chi ha soldi va negli stati dove le libertà sono riconosciute. Poi dopo tante fatiche e trappole, grazie al nostro impegno, nel maggio del 1978 venne approvata la legge 194».

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