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Obbligo vaccino «sospeso» per i militari: basta un tampone per rientrare in caserma

Obbligo vaccino «sospeso» per i militari: basta un tampone per rientrare in caserma

Pronte numerose azioni legali per ottenere il risarcimento dei danni

30 Marzo 2022

Francesco Casula

L’obbligo vaccinale per i militari è solo sulla carta. Almeno fino al 30 aprile. Dal 25 marzo scorso basta infatti solo il tampone o il green pass base per poter rientrare nelle caserme italiane e tornare a lavorare. È quanto contenuto nel testo dell’ultimo decreto legge varato dal Governo in tema di Covid ed entrato in vigore, appunto, venerdì scorso. Il testo della norma, infatti, pur non cancellando l’obbligo di vaccinazione per i militari, concede ai lavoratori la possibilità di tornare al proprio servizio presentando la certificazione verde anche «non rafforzata».

Il risultato di un semplice tampone antigenico, per dirla con parole semplici, sarà sufficiente. La nuova norma, però, sembra aver complicato le cose. In sostanza i militari sono ancora obbligati alla vaccinazione, ma in quanto lavoratori possono avvalersi semplicemente del green pass base. Una situazione intricata causata dalla sovrapposizione di norme che nei fatti finiscono per contrapporsi.

Procediamo con ordine. Col decreto legge 172 del 2021, il Governo aveva disposto che a partire dal 15 dicembre 2021 e fino al 15 giugno 2022, i militari che non si erano sottoposti alle tre dosi di vaccino erano sospesi dal servizio. Restavano a casa, insomma e per giunta senza stipendio. Anche la conversione in legge del decreto, avvenuta a maggio 2021, aveva confermato questo «stop» ai militari non vaccinati. Con l’ultimo provvedimento del Governo, però, l’Esecutivo ha sostanzialmente concesso una sorta di deroga che permette anche ai militari non vaccinati di tornare in caserma presentando solo l’esito del tampone. Una decisione che arriva in concomitanza con la cessazione dello stato d’emergenza, prevista per domani 31 marzo, ma in un momento in cui l’Italia è alle prese con una nuova ondata di contagi. Non solo.

Lo scontro tra le due norme ha generato dubbi anche sul comportamento che i militari non vaccinati dovranno adottare a partire dal 1 maggio: dovranno tornare a casa senza retribuzione? Potranno continuare a presentarsi al lavoro esibendo esclusivamente il green pass base? Non è chiaro.

«La contraddizione che si legge nel susseguirsi delle norme – ha commentato l’avvocato Mario Soggia – è evidente laddove si prevede l’obbligo vaccinale, ma non per entrare nel luogo dì lavoro. La nuova norma infatti stabilisce che dal 25 marzo è sufficiente il tampone. Sarà necessaria – ha aggiunto l’avvocato tarantino – una tempestiva rivisitazione ed armonizzazione dì tale disciplina a meno dì non voler scindere il militare quale persona che ha un obbligo vaccinale e quale lavoratore che ha solo l’onere dì sottoporsi a tampone antigienico».

Per l’avvocato Soggia inoltre questa situazione di «palese contraddittorietà ha determinato – ha spiegato il legale – la costituzione di un obbligo vaccinale “a tempo” per il comparto difesa ed un’ingiusta trattenuta di ben tre mesi di stipendio per il correlativo periodo di sospensione, senza considerare le conseguenze sotto il profilo contributivo e di anzianità di servizio. È ipotizzabile che saranno numerose le azioni legali di chi, avendo subito la sospensione ora possa decidere di ottenere il risarcimento dei danni e la mancata retribuzione».

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