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Scappato dal recinto del Casteller

Marzola (Trento), orso M49 in fuga immortalato da fototrappola

Alle 9.29 di questa mattina una fototrappola ha immortalato l'orso M49 nei boschi della Marzola (Trento)

Marzola (Trento), l'orso M49 immortalato da fototrappola

Marzola (Trento), l'orso M49 immortalato da fototrappola

TRENTO - Alle 9.29 di questa mattina una fototrappola ha immortalato l'orso M49 nei boschi della Marzola (Trento). La conferma arriva dalla documentazione fotografica che ritrae il plantigrado dopo la sua fuga dal recinto del Casteller. In zona - i boschi della Marzola - è già presente il personale forestale attivato immediatamente dopo l’evento per assicurare monitoraggio, presidio territoriale e informazione.

Orso M49 a Marzola (Trento), Lav Trentino: magistratura apra un'indagine - «Non convince nessuno il paradigma espresso ieri sull'orso M49 dal presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti che ha dichiarato: «Ha scavalcato il recinto e quindi è pericoloso». Piuttosto chiediamo alla magistratura di aprire un’indagine e dirci cosa sia realmente successo, se qualcuno si sia dimenticato di pigiare il bottoncino dell’elettricità o se il Casteller, struttura che più volte abbiamo chiesto di poter visitare anche con degli esperti, non sia idonea ad accogliere orsi fino al giorno prima liberi in natura». Lo afferma Simone Stefani della Lav Trentino.

«La Provincia ha perso troppo tempo ad inventarsi la storiella dell’orso pericoloso, in cerca di consenso elettorale, trascurando aspetti importanti del Pacobace come l’informazione, la diffusione delle opere di prevenzione tra gli allevatori e, aggiungiamo ora, la formazione del proprio personale», aggiunge la Lav che chiede di dare un nome che non sia una sigla all’orso fuggitivo e di lasciarlo vivere in pace.

Orso M49 a Marzola (Trento), Aidaa presenta esposto in procura Trento - L’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), ha inviato un esposto alla procura della repubblica di Trento per chiedere di verificare se le procedure usate per la cattura dell’orso M49 e la successiva detenzione presso il centro di Cateller siano state regolari. «In particolare - si legge nell’esposto - per verificare se le procedure messe in essere per la cattura, il trasporto e la detenzione presso tale centro abbiano messo a rischio l'incolumità fisica e la salute dell’orso. Se siano poi state seguite le regolari procedure per quanto riguarda la gestione dell’orso in particolare per la scelta di togliere il radiocollare, e se al momento dell’allontanamento volontario dell’orso dal centro, erano in essere le procedure di protezione previste dal protocollo congiunto». L’Aidaa chiede inoltre «se vi siano state da parte del personale impegnato in questa operazione delle negligenze, omissioni o degli errori volontari al fine di favorire 'la fuga pilotatà dell’orsa in modo da poter dare l’ordine successivo di abbattimento del medesimo orso firmato dal presidente della Provincia autonoma di Trento».

Orso M49 a Marzola (Trento), Ape: denunceremo Fugatti per violazione direttiva Ue - «Stiamo valutando con i nostri legali se ci sono le condizioni per denunciare il presidente Maurizio Fugatti per il grave attentato a un patrimonio indisponibile dello Stato. L’idea è di depositare una denuncia alla Commissione europea nei confronti dell’Italia». Lo rende noto il presidente di Alleanza popolare ecologista (Ape), Rinaldo Sidoli, a proposito della vicenda dell’orso M49.

«L'ordine di sparare a vista all’orso M49 - afferma Sidoli - è una palese violazione della direttiva Habitat 92/43/CEE. L'orso bruno è una specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa, come previsto dall’Allegato IV. La soppressione del plantigrado rientrerebbe nell’imputabilità per il reato di maltrattamento e uccisione di animali, come già deciso del Gip di Trento Carlo Ancona per il caso di Daniza.

Secondo l’Ape, la fuga di M49 «rivela l’incapacità della Provincia autonoma di Trento di gestire la convivenza tra l’uomo e la fauna selvatica. Condividiamo la presa di posizione da parte del ministro dell’Ambiente Costa, che ha diffidato la Provincia affinché non si dia seguito a una sua soppressione». "La morte dell’animale non rappresenterebbe unicamente animalicidio, ma anche spreco di soldi pubblici. Il ripopolamento dell’orso bruno attraverso il progetto Arctos (2010-2014) è costato ai contribuenti italiani 1 milione e 289 mila euro, mentre ai cittadini europei ben 2 milioni e 695 mila euro», conclude Sidoli.

Orso M49 a Marzola (Trento), M5s: non abbattetelo, Fugatti segua protocolli - «La nostra è una supplica affinché l'orso M49 non venga abbattuto. Non possiamo ignorare le direttive di chi ha tutti gli elementi per valutare la soluzione migliore. Inoltre, ricordiamo che l’orso non ha mai attaccato persone. Non possiamo uccidere un esemplare così raro, simbolo di un intero territorio». Così la senatrice M5S capogruppo in commissione ambiente, Patty L’Abbate. Mentre la pentastellata Barbara Floridia si chiede come sia possibile «valutare come unica soluzione l’abbattimento dell’orso M49? Chiedo in nome non solo del Movimento 5 Stelle ma di tutti gli animalisti e amanti della natura di non abbattere l’esemplare. Spero vivamente che il governatore Fugatti si attenga ai protocolli indicati e agisca con razionalità».

Orso M49 a Marzola (Trento), veterinari: clamoroso insuccesso tecnico - «Le operazioni di cattura dell’orso M49 sono state precipitose e fallimentari. Qualunque spiegazione si vorrà dare sulle dinamiche dell’accaduto, si è trattato di clamoroso insuccesso tecnico». Questo il commento del presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (Anmvi), Marco Melosi, che sottolinea almeno tre errori che evidenziano "la mancanza di un protocollo di cattura corretto» e di «una regia veterinaria specializzata».

In primis, la motivazione per cui è stato deciso, dopo la prima cattura, di non effettuare l’anestesia sull'orso, ovvero il fatto che 'l'animale era in salutè: «in genere - spiega il presidente Anmvi in una nota - le condizioni di salute non sono ostative». Inoltre, precisa, «non si capisce perché sia stata presa la decisione di togliere il radio collare, rendendolo irrintracciabile». Infine, le procedure di recinzione: «non sembra vi sia stata sufficiente cautela per assicurare l’animale all’interno dell’area del Casteller». Non è il primo caso che la fuga di un animale selvatico e potenzialmente pericoloso come l'orso, «non viene gestita secondo protocollo e senza competenze specifiche di sedazione e gestione sanitaria e comportamentale». I medici veterinari specializzati nella cattura di plantigradi seguono un protocollo collaudato in decine di azioni di recupero di orsi nei Paesi dell’Est Europa, «in grado di garantire il massimo controllo degli animali durante tutte le fasi e il loro benessere pre e post recupero». Ma questo spesso non avviene nel nostro Paese. «In Italia - conclude Melosi - la gestione della fauna selvatica continua ad essere improntata ad un barbaro dispregio delle competenze, che va sotto la propagandistica definizione di «azioni concrete».

Orso M49 a Marzola (Trento), Lac: fuggito da recinto degno di Jurassic Park - «L'orso M49 è, evidentemente, un genio delle evasioni paragonabile a Papillon e dotato di superpoteri come un eroe della Marvel Comics, fuggito da un recinto degno di Jurassic Park da cui fuggivano i Tirannosaurus Rex». Lo afferma in una nota la Lega abolizione caccia (Lac) del Trentino Alto Adige.

«Casualmente scavalca il recinto, casualmente rimane indenne alle scariche elettriche, casualmente gli avevano già tolto il radio collare, casualmente non potendo più controllare dove si trova l’orso è stato diramato l’ordine di sparare a vista al nemico pubblico numero uno del Trentino; casualmente questa fuga consente di dichiarare l’allerta massima», sottolinea la Lac. "Era in montagna in area poco antropizzata ed è stato trasportato alle porte della città. Adesso questa evasione 'provvidenzialè, dal punto di vista dell’attuale amministrazione nemica di fauna e vita selvatica, offre loro il margine di poter anche sparare per uccidere», aggiunge la Lac che si augura che «essendo stato l’orso M49 così tanto scaltro e dotato di superpoteri da fuggire dal Casteller trovi il modo di volare via in cerca di una regione realmente amichevole con la fauna selvatica».

Orso M49 a Marzola (Trento), coordinamento Life for Ursus:finirà come King Kong - «Adesso l’orso volante M49 che prima era in area scarsamente antropizzata si trova suo malgrado alle porte di Trento, se volete come quando quei buontemponi prelevano King Kong dalla sua isola sperduta e lo trascinano in catene nel cuore di Manhattan». Lo afferma in una nota il coordinamento Life for Ursus.

«Come si conclude la trama dei film su King Kong lo sanno tutti: la bestia si difende ma infine soccombe. Questo triste copione ormai è scritto anche per M49. Ma - prosegue Life Ursus - non possiamo rassegnarci a farci rappresentare, tutti noi, da queste modalità di comportamento prescientifiche e disumane. Oltre alle azioni legali che ogni associazione sta predisponendo, oltre agli appelli al ministro Costa affinché imponga un pò di raziocinio a questa sagra dell’assurdo, noi associazioni ambientaliste-animaliste ci appelliamo al buon senso di qualunque italiano che non voglia essere identificato con queste decisioni crudeli, ingiustificate e irrazionali».

Orso M49 a Marzola (Trento), animalisti: forse già catturato e ucciso - Il movimento Centopercentoanimalisti ipotizza che l’orso M49 già sia stato catturato e ucciso. «Senza collare non sarà facile rintracciarlo, così saranno tutti contenti, nessun orso ammazzato, libero e disperso nel bosco, nessuna protesta, nessuna immagine rovinata», si legge in una nota.

«Speriamo di sbagliarci ovviamente. Siamo complottisti? Può essere, tuttavia, in una nazione dove le menzogne sono all’ordine del giorno, una presa per i fondelli come quella di M49 scappato da un vero e proprio campo di concentramento per gli animali con tanto di fili elettrici, è un gioco da ragazzi farla passare, sopratutto se supportata dai media», conclude l'associazione animalista che annuncia «azioni contro il Trentino a 360 gradi, dalla prestigiosa fiera dell’artigianato milanese allo sport, dalle agenzie turistiche ai marchi trentini».

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