Martedì 16 Ottobre 2018 | 04:33

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Il ricordo dell'Ad di Fca

Maldarizzi: Marchionne conosceva
a memoria i prezzi delle concorrenti

L'imprenditorie barese lo conosceva da vicino: quando è arrivato in Fiat l'azienda era fallita. Ora è diventato un player internazionale

FRANCESCO MALDARIZZI (GRUPPO MALDARIZZI)

Francesco Maldarizzi, Cavaliere del Lavoro e presidente dell’omonimo gruppo, finisce l’era di Sergio Marchionne in Fca. Da dove iniziamo per raccontare la sua epopea impreditoriale?
«Quando è arrivato, la Fiat era una azienda tecnicamente fallita, oggi è un player importante a livello internazionale. Aver completamente ribaltato una situazione disperata è il suo merito più grande, ma non l’unico».

Andiamo avanti, allora...
«Da uomo del Sud non posso tralasciare la sua volontà di produrre una Jeep nel Mezzogiorno. Non a Torino, ma a Melfi. E si tratta della più venduta al mondo».

Oltre i numeri sopravvive la personalità di un manager che lei ha avuto l’opportunità di conoscere da vicino. Come lo descriverebbe?
«Estremamente determinato, concreto, di poche parole e tanti fatti. E mai perso all’inseguimento di una banale visibilità».

Episodi o aneddoti particolari?
«Ricordo una cena, ristrettissima. Ero seduto accanto a lui e mi sorprese molto un dato: conosceva memoria i listini dei modelli della concorrenza. Tutti, uno per uno, e con una precisione assoluta. Se fra due modelli di altre case c’era una differenza di dieci euro, lui ne era al corrente. Parliamo di una persona che viveva tra fabbriche, finanza e relazioni con mondi estremamente complessi. Eppure, aveva un controllo assoluto anche su elementi che non era tenuto a conoscere».

I rapporti con la politica?
«Credo si sia mosso sempre molto bene. Non ha mai inseguito i politici, piuttosto è accaduto il contrario. E nessuno schieramento è mai riuscito a condizionarlo».

Nemmeno negli Stati Uniti?
«Marchionne ha fatto uno spot pubblicitario per Obama, mettendoci la faccia. Ma, alla prima cena indetta dal neopresidente Trump, era seduto alla sua destra. Ma, ripeto, senza aver mendicato nulla da nessuno. L’atteggiamento non era quello».

Che opinione ha del suo successore, Mike Manley? L’ha conosciuto?
«Sì, ho avuto l’opportunità di conoscerlo oltre dieci anni fa quando era in Jeep, ma l’azienda non era stata ancora acquisita da Marchionne. Poi, abbiamo lavorato insieme in due occasioni a Ginevra. È un’altra personalità molto forte e determinata, un manager che certamente conosce bene il mondo dell’auto. Certo, non possiamo evitare di registrare un dato: per la prima volta nella storia di Fca non c’è un italiano alla guida».

Qualcuno direbbe: è la globalizzazione...
Certo, viviamo in un mondo globale in cui i mercati più importanti sono quelli asiatici ed americani. Lo sappiamo tutti molto bene. Ma da italiano non posso che provare dispiacere».

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