Martedì 20 Gennaio 2026 | 20:34

Smog: report, 'non si arresta emergenza, in Italia nel 2025 limiti superati nelle maggiori città'

Smog: report, 'non si arresta emergenza, in Italia nel 2025 limiti superati nelle maggiori città'

 
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Smog: report, 'non si arresta emergenza, in Italia nel 2025 limiti superati nelle maggiori città'

I risultati del progetto Cambiamo aria, 'a Milano, Torino e Padova medie annue di Pm 2.5 ben superiori alle soglie di sicurezza'

Martedì 20 Gennaio 2026, 18:20

Roma, 20 gen. (Adnkronos Salute) - L'inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie e ambientali del nostro Paese. Lo indicano i dati definitivi 2025 del progetto nazionale 'Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane', promosso da Isde Italia - Associazione medici per l'ambiente, in collaborazione con l'Osservatorio Mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign. L'analisi mostra un quadro ancora fortemente critico: "Nonostante lievi miglioramenti in alcuni contesti, l'esposizione cronica della popolazione urbana a livelli elevati di inquinanti nocivi rimane diffusa e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica. In molte città italiane non sono rispettati neppure i limiti normativi attualmente in vigore, mentre il divario con i nuovi standard europei e con le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) appare allarmante".

L'inquinamento atmosferico è oggi il principale rischio ambientale per la salute in Europa e in Italia. "E' associato a un aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, con effetti negativi anche sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile", ricorda il report. Secondo l'Oms, ogni anno oltre 7 milioni di persone muoiono prematuramente nel mondo a causa dell'aria inquinata; in Italia si stimano decine di migliaia di decessi evitabili. Le principali fonti dell'inquinamento urbano restano l'uso di combustibili fossili per il riscaldamento degli edifici, il traffico stradale e il trasporto marittimo, responsabili anche delle emissioni climalteranti. Ridurre drasticamente queste emissioni significherebbe ottenere benefici immediati sia per la salute sia per il clima.

Il progetto 'Cambiamo aria' ha analizzato i dati ufficiali di 57 stazioni di monitoraggio in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni degli inquinanti con i limiti di legge attualmente in vigore e con i nuovi limiti fissati dalla direttiva europea sulla qualità dell'aria 2024/2881, che entreranno in vigore dal 2030, e i valori raccomandati dall'Oms (linee guida 2021).

Ecco i dati relativi al Pm 2,5: "Nel 2025 Milano (22 µg/m3), Torino (20) e Padova (20) registrano medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza, quasi il doppio del futuro limite Ue (10) e 4 volte quello Oms. Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: contro un massimo consentito di 18 giorni Ue, Milano arriva a 206 giorni oltre i 25 µg/m3 (Torino 106, Padova 103). Rispetto alla raccomandazione Oms (4 giorni oltre i 15 µg/m3), Milano tocca di nuovo 206 giorni, Torino 173 e Padova 165", sottolinea il report.

Riguardo al biossido di azoto (NO2): "In tutte le città italiane dello studio l'NO2 sfora i limiti giornalieri dell'Oms per almeno metà dei giorni dell'anno, con punte di 356 giorni a Palermo, 351 a Catania e 333 a Genova, tutte città portuali. Anche Roma, Torino e Milano hanno aria inquinata quasi tutto l'anno, rispettivamente per 317, 293 e 290 giorni l'anno. I superamenti giornalieri - continua il report - mostrano una situazione critica anche rispetto a nuovi limiti europei: a fronte dei 18 giorni di sforamento consentiti dalla Ue, Napoli ne registra 197, Palermo 173 e Genova 100. Le città portuali superano il limite di legge attuale di 40 μg di media annua - Napoli (51), Palermo (49) e Genova (42) - arrivando fino a 5 volte la soglia Oms (10 μg)".

Per il Pm10: "Tutte le città superano sia la media annuale massima fissata dall'Oms che la quota di superamenti giornalieri del limite, fissato a 45 μg. Le città più inquinate (Palermo, Milano e Napoli) superano il limite giornaliero rispettivamente per 100, 94 e 86 giorni l'anno".

"Il particolato fine Pm2,5, in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel circolo sanguigno, rappresenta il rischio maggiore - ricorda il rapporto - Sulla base dei dati di popolazione e inquinamento, si stimano 6.731 morti premature attribuibili all'esposizione a Pm2,5 nelle 27 città analizzate: circa l'8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l'impatto arriva al 14%, a Torino e Padova al 12%. Questi decessi sarebbero in gran parte evitabili riducendo l'inquinamento verso la soglia Oms di 5 µg/m3".

"La nuova direttiva europea sulla qualità dell'aria, pubblicata a fine 2024, dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 2026. I suoi limiti si avvicinano finalmente alle raccomandazioni Oms, ma agire solo a ridosso del 2030 significherebbe accettare anni di malattie e morti evitabili, ammoniscono gli esperti. I cittadini di oggi hanno lo stesso diritto di quelli del 2030 a respirare aria che non li faccia ammalare", rimarcano. "I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l'inquinamento atmosferico nelle città italiane è un'emergenza sanitaria strutturale", dichiara Roberto Romizi, presidente di Isde Italia. "Rimandare ancora politiche efficaci - avverte - significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature". Per Paolo Bortolotti, responsabile del progetto Cambiamo aria, "i nuovi standard europei non sono un obiettivo lontano, ma il minimo indispensabile per proteggere la salute. Senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, resteranno fuori portata".

Isde Italia, Kyoto Club e Clean Cities chiedono "con forza il rapido recepimento e la piena attuazione della direttiva Ue 2024/2881; un aggiornamento del Piano nazionale aria e dei piani regionali; investimenti strutturali su trasporto pubblico, mobilità attiva, efficienza energetica degli edifici, elettrificazione e fonti rinnovabili; e una decisa riduzione del traffico privato e delle emissioni nei porti e nei sistemi di riscaldamento. L'inquinamento atmosferico è un rischio evitabile. Continuare a rimandare significa accettare consapevolmente costi sanitari, sociali ed economici enormi, che ricadranno sulle città e sulle generazioni future. Cambiare aria non è più un'opzione: è una responsabilità immediata verso la salute collettiva", concludono.

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