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Siamo nati o diventati stanchi? Tutte le insidie legate al Covid-19

Siamo nati o diventati stanchi? Tutte le insidie legate al Covid-19

Il professor Vito Covelli: «Bisogna fare attenzione a non sottovalutare questi sintomi»

10 Luglio 2022

Nicola Simonetti

La sveglia, la colazione frettolosa, la strada, il lavoro, il ritorno, la cena, il sonno. Un tran-tran che si sussegue nella maggior parte dei giorni. «Un dì, invece – dice Camus - sorge il perché e tutto comincia in una stanchezza colorata di stupore ed è subito pensare senza che si pensi, con la stanchezza di pensare; sentire senza che si senta, con l’angoscia del sentire; non volere senza che non si voglia, con la nausea di non volere».

Un giorno dopo l’altro questa “stanchezza” di vivere isola, intristisce, si colora di grigio, diventa realtà immanente che i medici chiameranno «sindrome della stanchezza cronica». La National Academy of Sciences ha proposto un nuovo nome: «malattia da intolleranza sistemica allo sforzo».

Una realtà, questa, che i sacri testi, fino ad alcuni anni fa, attribuivano a circa 200-300.000 italiani, di solito, tra 20 e 50 anni, soprattutto donne.

Poi c’è stato il virus, la pandemia, il lockdown, il vaccino (farlo sì, farlo no), per molti il contagio, quindi la guerra e la crisi economica, il dubbio concreto sul prossimo e lontano futuro, il caldo precoce, la siccità, il crollo dei rapporti sociali e familiari, l’insicurezza del lavoro (per stabilità e rischiofisio-psichico), i conflitti continui di una burocrazia invadente. E quella stanchezza, ritenuta malattia rara, si è mutata in epidemia.

Ai “nati stanchi” (celebrati nel 2002 nel film di Ficarra e Picone), pieni di apatia, pigrizia, indolenza, si sono aggiunti i nuovi “poltroni” paralizzati nella mente e nei sentimenti prima che nel corpo, sofferenti di un “non so che” cui immobilismo ed inerzia, il “troppo a pezzi per dormire, troppo stanchi per stare svegli” creano malattia da curare a volte anche con il neurologo/ psichiatra.

Una sindrome complessa, un mal di vivere (taedium vitae di cui Seneca, Lucrezio, Petrarca, Orazio, Leopardi hanno vissuto e riferito le varie sfaccettature, già ai loro tempi, preoccupante), un “non so che” in cui c’è del vero, del falso, del verosimile.

«Si tratta - chiarisce il prof. Vito Covelli, già direttore cattedra di neurologia università di Napoli e del’U.O. di neurologia ospedaliera dell’università, policlinico di Bari – che affligge milioni di persone nel mondo che può essere definita mancanza di energia vitale che finisce per compromettere le attività quotidiane e lavorative, sociali, familiari ed anche del sesso (che la situazione spegne o altera)… una condizione di sfinimento che distorce la realtà e rende profondamente vulnerabili e che, in questi periodo ha raggiunto picchi elevatissimi e preoccupanti».

Anzitutto esaminando situazioni biologiche e di vita, sintomi e dati obiettivi (anamnesi, visita) che permetteranno di interpretare adeguatamente disturbi della memoria, della concentrazione, cefalee, febbricola specie serotina, ingrossamento delle ghiandole, specie quelle del collo, ecc e giungere a diagnosi, escludendo altre possibili patologie. Un esame che va fatto quando ci si accorge che qualcosa non va e che in medicina si chiama diagnosi differenziale. Il prezioso medico di medicina generale riceve le prime confidenze e valuta caso per caso.

Stati di debolezza, continui o subentranti: tutto diventa fatica, anche si richiede sforzo minimo sempre ignorato in precedenza e che, ora , non si riesce a superare, disturbi del ciclo veglia/sonno e delle modalità stesse del dormire e sognare o non, disregolazione dei processi psicofisiologici e del comportamento, fino all’impossibilità soggettiva ed obiettiva di poter portare a termine una qualsiasi attività.

La fatica – continua il pof. Covelli – diventa, quindi, un vero e proprio sfinimento, spossatezza generale che sembra interminabile... fino ad uno stato di continua spossatezza che impatta direttamente sulla salute mentale e sul metabolismo e che sfocia in uno stato di spossatezza e facile irritabilità interminabili. La solitudine è, a volte, la porta d’ingresso di questa patologia (Oggi – scrive Ennio Flaiano - ho lasciato la mia famiglia perché ero stanco di sentirmi solo”) così come il mobbing passivo, i conflitti di coppia che possono esserne generatori o vittime. Da considerare come causa – diretta o indiretta – l’utilizzazione di alcune diete che causano deficit alimentari di quantità e/o di esclusione di alcuni nutrienti, di vitamine e sali minerali. Vi si può nascondere di tutto, persino – è un caso capitato a Covelli - la malattia di Simmonds (detta anche cachessia ipofisaria) dovuta a disfunzione del lobo anteriore dell'ipofisi.

Rischi facili sono la sottovalutazione, il chiamare in causa il caldo o difficoltà varie ed il rifugiarsi nel “non è niente, passerà”. E, invece – sottolinea Covelli – c’è spesso un nemico che cova e che va affrontato tempestivamente e nel modo corretto.

Questi disturbi “banali” potrebbero essere la segnalazione che sotto covi ben altro: dalla sindrome paraneoplastica, a varie disendocrinie, in particolare tiroidee ed ipofisarie, artrite reumatoide, diabete, epatite, stress cronico, ecc. all’abuso di alcol o sostanze di consumo (droghe).

Negli Usa, questa sindrome è considerata e trattata come patologia invalidante.

Ma – accertata la diagnosi, escluse altre patologie – come aiutare questo soggetto che “soffre nonostante lui” (C. Heinz)?

Va fatta giustizia del ricorso indiscriminato – raccomanda il prof. Covelli - ad ansiolitici e barbiturici i più vari, così come ai rimedi della para medicina alternativa e del “ciarlatani (facilmente li si incontra lungo la strada del proprio calvario).

Il medico e lo specialista potranno consigliare e prescrivere. Anzitutto la vicinanza personale, raccomandare clima di serenità e - fondamentale, specie in questa stagione – l’idratazione: bere con generosità acqua ed altre bevande non alcoliche (“in un caso recente, che mi è capitato – ricorda, tra le tante, il prof. Covelli - è stata sufficiente la somministrazione di una soluzione glucosata per risolvere la preoccupante situazione di crisi acuta di una over 90 anni”). E, quindi, farmaci (pochi) diretti a silenziare i sintomi, supporto cognitivo-comportamentale (quando indicato), piccole dosi e per brevi periodi, di idrocortisone.

La situazione dei tanti “stanchi non per caso” chiama in causa lo stato politico e sociale. Questi soggetti sono vittime di situazioni che andrebbero prevenute ma che, instauratesi, non possono essere ignorate. Lo Stato deve intervenire perché la vita dei singoli, quella dei poveri cristi, sia tutelata da ingiustizie discriminazioni, orpelli e conflitti pubblici.

La malattia non è un incidente.

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