il punto del direttore

Ora diamoci un po’ tutti una calmata

mimmo mazza

L’Italia ha tanti problemi, inutile crearne di nuovi o peggio dare l’impressione di favorire questa o quella casta, lasciando a giovani senza arte né parte la possibilità di sfogare in strada la violenza

Si respira una pessima aria in tutta la Nazione e fare a gara nel ricercare chi ha diffuso per primo i veleni in circolo serve davvero a poco.

Stanno saltando tutti gli schemi. Ciò che è illegale - aggredire e picchiare agenti delle forze dell’ordine - viene commesso con una naturalezza impressionante, a favore di smartphone, senza nemmeno un pizzico di comprensione per quei poveri poliziotti in divisa, colpevoli solo di indossare una divisa. Ciò che non dovrebbe accadere per evitare di minare la fiducia nelle varie articolazioni dello Stato - ovvero trasformare le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario in una tribuna politica pro o contro referendum - è invece accaduto quasi in tutte le corti d’appello.

Amministrare la giustizia o esercitare l’azione penale in nome del popolo italiano richiede credibilità, terzietà e fermezza, nulla di più lontano dai comizi a cui capita di assistere negli ultimi giorni, con inquirenti, giudicanti e parti civili tutti insieme attovagliati per spingere sul «no» al referendum.

Referendum che, va detto, al di là dell’esito, non risolverà nessuno dei problemi che incontra chi ha la disavventura di domandare giustizia: niente risposte certe sui tempi di un processo penale o civile, nessun intervento concreto su una macchina che sforna ancora provvedimenti scritti a penna e che ha gravissimi problemi di organico che fanno comodo sia a chi non vuole che quella macchina cammini decentemente e in sicurezza che a chi può sempre spiegare il suo lassismo (eufemismo) con la carenza di personale.

Prima che accada l’irreparabile e si torni indietro ad un passato buio e tempestoso del quale nessuno sente nostalgia, è meglio fermarsi un po’ tutti un attimo.

Il clima di odio e di violenza che si genera sui social e poi viene trasferito per strada, nelle piazze e nei talk televisivi merita un argine fatto di ragionevolezza, serietà e maturità. Merce purtroppo rara in un paese in perenne campagna elettorale e sempre dimentico che l’esito delle elezioni o dei referendum lo decidono gli elettori, non altri.

Attenzione, nessuno vuole accomunare la violenza cieca di Torino alle iniziative pro o contro il referendum sulla giustizia ma è inevitabile denunciare l’eccessiva politicizzazione della consultazione e certi toni da crociata. Non piace la riforma Nordio? Lo si spiega ai cittadini e se l’esito non sarà quello auspicato, si adotteranno i rimedi democratici previsti dalla nostra Costituzione. Buttare la palla in tribuna o peggio caricare di effetti epocali una riforma che incide poco o nulla sulla carne viva dei cittadini che si aspettano più udienze e sentenze chiare e meno pubblici proclami, non fa davvero bene a nessuno. L’Italia ha tanti problemi, inutile crearne di nuovi o peggio dare l’impressione di favorire questa o quella casta, lasciando a giovani senza arte né parte la possibilità di sfogare in strada la violenza generata da discussioni nelle quali contano più i toni del merito.

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