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Il magico aprile del Bari di  Klas

Klas

Calcio, il magico aprile del Bari di Klas

«Ingesson ci mise le ali per il ritorno nell’olimpo della A», parola di Gigi Garzya

Bari-  Ci sono date che nemmeno il tempo riesce a cancellare. Pagine di vita che galleggiano nell’olimpo dello sport. Il 5 aprile del 1997, qui a Bari, rappresenta qualcosa di molto forte. L’inizio di una favola, la chiusura definitiva con un passato ricco di stenti e tensioni. Il primo, grande passo verso il paradiso del pallone.

È l’anno successivo all’amarissima retrocessione dalla A alla B. Quella di un Bari capace di portare Igor Protti (24 reti) sul trono dei bomber d’Italia. Lo «zar», pensate, un po’, faceva coppia con un altro grande attaccante della storia biancorossa, il giante svedese Kenneth Andersson. Ebbene, c’era da cancellare quell’onta e da riportare città e tifosi nella dimensione più adatta. Eugenio Fascetti in panchina, confermato nonostante la B per aver, comunque, lavorato bene. Uomo esperto, d’altronde. E tecnico dalla fortissima personalità.

A lui venne affidata una squadra ricca di giovani di talento (Flachi, Di Vaio e Ventola su tutti) ma costruita anche su calciatori già fatti. Fascetti puntò su uno in particolare, un leader difensivo reduce dalla doppia esperienza in serie A con le maglie di Roma e Cremonese: Gigi Garzya. Classe ‘69, leccese purosangue ma subito capace di entrare in feeling con tifosi e città. Come? Giocando a livelli altissimi. Senza sbagliare un colpo. Un leader, capace di farsi rispettare con la forza del dialogo. La fascia di capitano non fu un atto di sfida ma la certificazione del valore di un atleta che in B era un lusso.

Garzya, sono passati più di vent’anni...

«Ricordo tutto di quella notte. Per me fu una partita speciale visto. A Lecce sono nato, lì c’è la mia famiglia, in maglia giallorossa mi sono affermato nel calcio che conta».

Fu un derby emozionante.

«Partita importante. Era il Lecce di Checco Palmieri e Mino Francioso, per intendersi. La squadra che aveva vinto di gran carriera la C. Il Bari si impose grazie a una doppieta del compianto Klas Ingesson. Ma, in tutta onestà, nessuno poteva immaginare il gran finale».

Scattò la classica scintilla.

«Sì. Fino a quel momento eravamo come bloccati. La squadra aveva valori importanti. In attacco, tanto per capirci, c’era un quartetto top: Flachi, Di Vaio, Ventola a Guerrero. A centrocampo Volpi e Ingesson, per citarne un paio. E dietro oltre a me c’erano Montanari, Ripa, Manighetti e un portiere fortissimo come Fontana».

Una stagione indimenticabile.

«Assolutamente sì. E per me ancora di più visto che anche il Lecce festeggiò la promozione in serie A. Ricordo la gioia del presidente Matarrese. Don Vincenzo soffriva tantissimo e nei primi mesi era nel mirino della critica. Poi, però, gli abbiamo regalato qualcosa di incredibile. Un uomo buono, lo riciordo sempre con tanta nostalgia. Un presidente d’altri tempi».

Il calcio vive un momento molto delicato. Il Coronavirus rischia di mettere in crisi il sistema.

«Lo ha già fatto, se è per questo. Ma il problema non riguarda i club di A. Penso alla B e, soprattutto, alla C».

Si riprenderà a giocare?

«Non ne sarei così sicuro. La salute di tutti è una priorità».

E come se ne esce?

«Io direi che le prime vanno promosse. E da barese acquisito spero che ci sia spazio anche per le seconde. Però, poi, mi metto nei panni delle altre. Un bel caos...».

Giocare a luglio e agosto?

«Assolutamente sì. Annullare i campionatio sarebbe una sconfitta. Si giochi ogni tre giorni. A decidere deve essere sempre il campo. Forza Lecce e forza Bari. Sempre».

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