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Carboni, ragioni di cuore sull’asse Viterbo-Bari

«Due esperienze incredibili. Sarò sempre grato a Matarrese»

BARI - Viterbese-Bari rimanda a ricordi felici per Guido Carboni. A una clamorosa promozione sfiorata con la compagine laziale (2003-04) pur tra mille difficoltà. A due anni in biancorosso (2004-06) condotti con due salvezze in sicurezza nonostante uno dei periodi più grigi della lunga era scandita dalla famiglia Matarrese. La sfida tra i due club andrà in scena domenica e sarà il match che inaugurerà il 2020 della serie C, nonché il girone di ritorno del campionato. Pertanto, il tecnico toscano parla del prossimo incontro, dei suoi trascorsi, di tanti ricordi.

Guido Carboni, domenica la stagione di Lega Pro ripartirà e nel girone C spicca Viterbese-Bari: che cosa prova?
«È un match che davvero mi tocca il cuore. Viterbo mi ha dato l’opportunità di farmi conoscere: fu un’annata straordinaria. Il sogno di una promozione in B che sarebbe stata storica è sfumato in finale dei playoff, tra mille episodi arbitrali dubbi. A Viterbo la media spettatori si aggira sul migliaio di persone: in quel torneo allo stadio ne venivano sempre 7mila, solo per spiegare l’entusiasmo che si era creato. Fu un’impresa sportiva perché da gennaio a giugno non prendemmo gli emolumenti: io e un team manager sostenemmo alcune spese per gli affitti sulle case dei calciatori. Mancò il lieto fine ad una bella storia».

Poi, però, arrivò la chiamata del Bari.
«E non si poteva dire di no. Malgrado fosse un periodo particolare per la società, nonostante non si sapeva se avremmo giocato in serie C per effetto della retrocessione maturata sul campo oppure in B in virtù del ripescaggio, come in effetti avvenne. Ma vivere una piazza del genere è una fortuna che non capita a tutti e io sono ancora riconoscente al presidente Vincenzo Matarrese per l’opportunità che mi concesse».

E in biancorosso portò diversi ragazzi reduci dall’esperienza con la Viterbese.
«Era giusto riconoscere loro un premio per quanto dimostrarono a Viterbo. Santoruvo è diventato un riferimento assoluto per il Bari, Gazzi ha scritto pagine importanti non solo in biancorosso, ma si è affermato come un centrocampista completo del massimo campionato italiano. Lo stesso Sibiliano riuscì in un percorso positivo e volli con me pure Bianconi che, malgrado l’età non più verdissima, fu un riferimento prezioso per lo spogliatoio».

Quali sono i momenti più belli e quelli da cancellare della sua esperienza barese?
«Tante sono le gare da ricordare: avevamo costruito un gruppo fantastico che quando sembrava in estrema difficoltà sapeva sempre come risollevarsi. Il rimpianto è non aver allenato il Bari che volevo io. Dopo il secondo anno, dissi che era giunto il momento di essere più ambiziosi, ma evidentemente non era il momento e allora fu meglio dividersi».

Che effetto fa vedere il Bari in C adesso?
«Dispiace, ma con una proprietà del genere è una situazione temporanea. Il Bari ha tutto per ritrovare la B già in questo torneo. Innanzitutto, è obbligatorio credere fino in fondo alla rincorsa sulla Reggina che sicuramente avrà una fase calante. E se non arriverà la promozione diretta, bisognerà mettersi nelle condizioni di spuntarla ai play off».

Come vede il match di domenica?
«L’arrivo del Bari sarà un evento per la piazza di Viterbo e come sempre i galletti si troveranno di fronte un avversario pronto a giocare la gara della vita. Ma sui valori non c’è storia. Antenucci e compagni sono troppo superiori: gare del genere non si possono fallire».

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