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L'INTERVISTA

Bitetto impressionato da questo Bari"Qualità degli interpreti e tante alternative"

Bitetto impressionato da questo Bari: «Qualità degli interpreti e tante alternative»

"Mi fido di Cornacchini. Ha gestito la serie D con serenità e raziocinio"

Conosce come le sue tasche il girone meridionale della serie C. Così come la passione per il Bari è sempre viva sulla pelle. Dino Bitetto da calciatore è stato uno degli alfieri della storica squadra «dei baresi» (52 presenze e un gol dal 1977 all’82), quindi è diventato l’allenatore barese più vincente dei nostri tempi: la doppia promozione dalla D alla C1 con il Manfredonia, i salti in C con Giulianova e Melfi sono le perle più significative della sua carriera. E negli ultimi due anni ha vinto i playoff di serie D prima con la Cavese (poi approdata in C tramite il ripescaggio), poi con il Cerignola. Ora è tra gli allenatori in attesa di chiamata e, intanto, segue la marcia di avvicinamento dei galletti al prossimo campionato.
 «Sulla carta il nuovo Bari , è un complesso impressionante per qualità degli interpreti e abbondanza di alternative. Non c’è dubbio che sia la squadra di battere, sebbene ci sarà da lottare. Tuttavia, la gran parte dei calciatori vengono da categorie superiori: sanno come vincere, sono scesi in C perché convinti da un progetto ad ampio respiro. E poi, quante squadre possono permettersi un top come Antenucci?».
 Quali sono le difficoltà derivanti dal girone meridionale?
 «È un raggruppamento tosto. Ci sono squadre di grande tradizione come Catania, Reggina, Catanzaro e Ternana che saranno le principali antagoniste dei galletti. Un po’ come lo scorso anno, il Bari rappresenterà l’evento per le avversarie: sarà il confronto più atteso per tutti. Ma ripeto: i biancorossi hanno tutto per reggere l’impatto. Inoltre, mi fido di Cornacchini. Ha gestito la D con serenità e raziocinio. Fare meno danni possibili come spesso gli ho sentito dire può sembrare semplice, ma non ci riescono in tanti».
 In tale contesto prevale più l’aspetto tecnico o quello fisico e agonistico?
 «Non mancheranno le occasioni in cui sarà indispensabile indossare la tuta da operai. Tuttavia, la tendenza va comunque verso la volontà di creare gioco. Anche le compagini più piccole tentano di avere una precisa identità. Il Bari, però, ha tanta gente di temperamento, nonché elementi dotati di grande fisicità: sono gli altri a dover temere i pugliesi».
 Con quale assetto tattico immagina il Bari?
 «Nel reparto avanzato c’è una straordinaria abbondanza. Ho visto che nelle ultime uscite Cornacchini ha utilizzato spesso il 4-3-3 che può funzionare bene grazie alla corsa di Folorunsho e Hamlili o alla capacità di inserimento di Scavone. Ma con l’arrivo di Ferrari, anche il 4-4-2 potrà essere una risorsa. D’altra parte, esterni come Kupisz e Neglia sono abituati a giocare a tutta fascia».
Numeri impressionanti all’inizio della campagna abbonamenti: è più forte l’entusiasmo o le grandi aspettative possono rappresentare un’eccessiva pressione?
«Nessun dubbio: la gente rappresenterà un’arma in più. Bari sa trascinare ed anche nei frangenti più delicati sa come fungere da sprone per reagire. Cosa da non sottovalutare: la nostra realtà deve recuperare quanto prima il suo posto naturale. Che è in serie A». 

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