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L'ANALISI

Il Bari ha rialzato la testadopo un anno dal fallimento

Il Bari ha rialzato la testa dopo un anno dal fallimento

Bilancio della gestione De Laurentiis con un pizzico di entusiasmo contagioso

Non sembra vero, ma è già passato un anno. Il 31 luglio 2018 il sindaco Antonio Decaro sceglieva la famiglia De Laurentiis per avviare la rinascita del Bari. Per riaccendere una speranza dopo sette anni di guai: dalla retrocessione in B del 2011, allo scandalo del calcio scommesse, dal fallimento del 2014 (con il passaggio dalla famiglia Matarrese a Gianluca Paparesta) al ribaltone societario del 2016 (con la scalata di Giancaspro), fino alla misera fine del 16 luglio 2018, giorno in cui il club biancorosso alzò bandiera bianca non riuscendo ad iscriversi in serie B. Il primo agosto 2018 Aurelio De Laurentiis varcava le porte di Palazzo di Città. «Mio figlio Luigi sarà il presidente del Bari: riporteremo i biancorossi in alto», le parole più incisive del proprietario della Filmauro e del Napoli. Ebbene, in 365 giorni il mondo biancorosso ha davvero ripreso a girare forse come nessuno avrebbe mai immaginato.
LA SQUADRA - Luigi De Laurentiis ha davvero preso i gradi di comandante della nave barese, calandosi con una costante presenza nella nuova avventura. La squadra ha rappresentato l’immediata priorità. Ebbene, se a Ferragosto dello scorso anno mancavano addirittura gli asciugamani per le docce, in tre settimane è stata allestita una rosa in grado di dominare il girone I di serie D: in testa dal primo all’ultimo turno, con promozione aritmetica conseguita con due turni d’anticipo rispetto al termine della regular season. Oggi il Bari dispone di ben 20 calciatori di proprietà per affrontare da favorita il campionato di serie C e di uno staff tecnico e sanitario completo di ogni figura. La società, passata da associazione dilettantistica subito ad Spa poggia su un organigramma tanto snello, quanto affiatato e funzionale al progetto.
 IL SETTORE GIOVANILE - Parallelamente si è lavorato pure sul vivaio, nella speranza di valorizzare un territorio tradizionalmente ricco di talenti. Già definiti i quadri tecnici di Berretti, under 17 ed under 15, sono in corso le selezioni per le tre compagini iscritte ai tornei di categoria. Ma si è pensato anche al legame con l’hinterland grazie al progetto «Bari Generation» che instaurerà collaborazioni con le principali realtà sportive di Bari e provincia.
LO STADIO - Per la prima volta nella storia del San Nicola, l’astronave progettata da Renzo Piano sarà gestita su base pluriennale dal club che si è aggiudicato il bando comunale. La società svolgerà la gestione ordinaria, al Comune resta la manutenzione straordinaria (che prevedrà innanzitutto la sostituzione dei seggiolini), ma soprattutto l’intesa su un termine più ampio consentirà di vagliare una strategia definitiva che punti magari al restyling completo dello stadio, in teoria un asset dalle risorse potenzialmente infinite per un club di alto livello.
LE PARTNERSHIP - Sorgesana, Birra Peroni, Dazn, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Esim: maglia e pantaloncini biancorossi annoverano sponsorizzazioni prestigiose. Nonostante la serie D prima e la C ora, la solidità della nuova proprietà ha prodotto la fiducia degli investitori: una realtà impronosticabile se si pensa che per anni i galletti hanno condotto a vuoto la caccia ad un main sponsor.
 L’ENTUSIASMO - La città de pallone lo scorso anno ha votato fiducia alla causa, sottoscrivendo 7.680 abbonamenti tra i dilettanti, assicurando una presenza di circa 10mila spettatori a partita. Un dato di tutto rispetto persino per la B. Ed ora, l’arrivo di Antenucci e compagni alla corte di Giovanni Cornacchini ha prodotto un migliaio di abbonamenti in appena tre giorni ponendo le premesse per un numero di tessere stagionali persino superiore alle 10mila desiderate da De Laurentiis.
IL QUESITO - Dal milione di incognite che hanno animato le stagioni del pre fallimento, ora una sola circola a Bari: che cosa accadrà nel momento in cui si potrà puntare alla serie A? L’ostacolo regolamentare rappresentato dalla multiproprietà è reale, ma un castello così maestoso non può essere costruito per vivacchiare, al livello più alto, troverebbe la sua sublimazione. C’è tempo per una soluzione. Intanto, oggi il Bari ha rialzato la cresta. E ripensando ad un anno fa, è un bel conforto.

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