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L'INTERVISTA

"Bari, campionato complicatoI tifosi faranno la differenza"

«Bari, campionato complicato. I tifosi faranno la differenza»

Zavettieri analizza lo squadrone di Cornacchini. E punta su Folorunsho e D'Ursi

«Se tutto ciò che è avvenuto, è servito ad assicurare al Bari una proprietà così forte ed ambiziosa, allora si può anche accettare un dazio così pesante». Parola di Nunzio Zavettieri. L’allenatore nato a Melito di Porto Salvo aveva lasciato i biancorossi ad un passo dalla serie A: nel giugno 2014, al culmine della «meravigliosa stagione fallimentare», i galletti uscirono nella semifinale dei playoff contro il Latina, in un doppio confronto terminato entrambe le volte 2-2 (i pontini guadagnarono la finale in virtù del miglior piazzamento in campionato), tra mille polemiche arbitrali a danno dei pugliesi. Il tecnico calabrese ha poi proseguito il suo percorso in serie C. L’Aquila, Catanzaro, Bisceglie, Virtus Francavilla tra alterne fortune. Un esperto del Girone C, insomma. Ora ha accettato la sfida in Lettonia, dove aveva già lavorato nel 2009-10: guida lo Spartak Jurmala, ma il suo cuore è rimasto biancorosso ed anche a distanza segue in ogni particolare i movimenti dei galletti.
Che effetto fa vedere il Bari rincorrere per riprendere la nobiltà perduta?
«È stato un grande dolore. Passammo dal fallimento anche nel nostro campionato: sembrava l’inizio di una nuova era, ma evidentemente i presupposti non erano solidi. Bari è una piazza straordinaria che non meritava l’onta di ripartire dai dilettanti. Ma la famiglia De Laurentiis sta dimostrando con i fatti un impegno profondo: in breve i biancorossi saranno in serie A, non ho dubbi. Il primo passo con l’immediato ritorno tra i professionisti è stato compiuto, il secondo pure con l’allestimento di una squadra di altissimo profilo».
È un profondo conoscitore del girone C di Lega Pro: che contesto aspetta i galletti?
«Il campionato è complicato, ci sono tante piazze ambiziose: basti pensare a Catania, Reggina e Ternana su tutte, oppure a realtà in crescita come Catanzaro e Teramo. Ci sarà da combattere: il Bari, però, è di certo la squadra da battere».
Con tante piazze calde, prevale l’aspetto tecnico oppure quello agonistico e fisico?
«Le big tendono a mostrare un calcio propositivo, in virtù delle buone proprietà tecniche. Poi ci sono le squadre che lottano per salvarsi ed in tal senso è facile assistere a gare nelle quali prevalgono il furore e la prestanza fisica».
 Lo scorso anno hanno vinto la classifica marcatori Tavano, Granoche e Castaldo: un 40enne e due abbondanti over 30. Antenucci è quindi l’uomo giusto per il Bari?
«I top scorer dell’ultima stagione si sono imposti per le qualità da categoria superiore, l’età in tal senso conta relativamente. Antenucci farà la differenza perchè è un attaccante incredibile: ha intelligenza e classe straordinarie».
Ha avuto a disposizione Folorunsho a Francavilla, mentre a Bisceglie ha avuto D’Ursi, obiettivo di mercato molto vicino ai galletti: che calciatori sono?
«Folorunsho è un investimento azzeccato: è giovane, ha una potenza pazzesca, garantisce quantità e qualità a centrocampo. Bari può rappresentare davvero il salto verso il grande calcio per lui. D’Ursi talento puro: un’ala vecchio stampo, letale nell’uno contro uno, abile negli spazi stretti, ora ha anche sviluppato confidenza con il gol».
 Quale sarà l’errore da non commettere per centrare la promozione?
«Pensare di aver già vinto perché si ha una grande rosa. La C è un torneo da vivere alla giornata, ma Cornacchini viene dalla gavetta e non si abbandonerà a voli pindarici. E poi il Bari può contare su un’arma che nessuno possiede: il pubblico. Una tifoseria così numerosa e appassionata è determinante»

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