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Riportare il Bari dove l'aveva lasciatoDi Cesare e la scommessa più rischiosa

Di Cesare (foto Luca Turi)

Riportare il Bari dove l'aveva lasciato
Di Cesare e la scommessa più rischiosa

Ha già eguagliato il record di marcature stabilito nel Brescia

Il calcio racconta a volte storie imprevedibili. Di rapporti che cambiano, di legami capaci di mutare nel tempo. La vicenda di Valerio Di Cesare con il Bari ha davvero qualcosa di unico e profondo. Forse più di quanto si pensi. Non aveva tutti i torti il 35enne romano quando, un paio di mesi fa, rilasciò una serie di dichiarazioni piuttosto forti. Era il 30 settembre e aveva appena segnato il suo primo gol della sua seconda parentesi barese, contro la Cittanovese. Fu l’occasione per puntualizzare alcuni particolari sulla sua precedente partenza, consumatasi nel gennaio 2017. All’epoca, il centrale cresciuto nel Chelsea, fu ceduto al Parma, ripartendo dalla serie C. E in quel momento, pur se non direttamente dagli addetti ai lavori, forse (magari sui social o per semplice pettegolezzo) qualcuno malignò sul suo conto. Magari ritenendo che non avesse dato tutto per la causa oppure addebitandogli un rendimento non all’altezza della sua fama. Già, perché Di Cesare arrivò in Puglia accompagnato da aspettative altissime. Al termine di un corteggiamento lungo sette mesi: a gennaio 2015 Davide Nicola lo aveva messo in cima alle preferenze per puntellare la difesa, ma il Brescia non lo fece partire, nonostante una trattativa interminabile. Il matrimonio si consumò in estate: arrivò in un Bari condannato a vincere ed eliminato a fine campionato nel playoff con il Novara. Visse il ribaltone tra l’era Paparesta e quella di Giancaspro, ripartendo in una squadra ambiziosa che proprio non decollò. Gli capitò di pagare, insieme agli altri compagni, la frustrazione della piazza. Fatto sta che Valerio ci restò male. Deve aver rimuginato su certe convinzioni anche quando era lontano e contribuiva alla scalata del Parma verso la serie A, inanellando due promozioni di fila. Date tali premesse, chi mai avrebbe potuto immaginare il suo ritorno? Peraltro in serie D, lui che si era conquistato il massimo campionato sul campo? Lui che tra Avellino, Albinoleffe, Catanzaro, Mantova, Vicenza, Torino e Brescia mai era sceso sotto la serie B (eccetto i quattro mesi a Parma)? Evidentemente ne ha fatto una questione di orgoglio. Voleva saldare le ferite, dimostrare il suo valore pur nel momento più delicato. Così, ha accettato la scommessa più rischiosa. Ribadendo fin dal primo giorno che lui è qui guardando in prospettiva. Che la sua missione è riportare il Bari almeno dove l’aveva lasciato (in B) per poi tentare la grande impresa che non gli era riuscita la prima volta. Così, si è calato immediatamente nella nuova realtà. Con grinta, rabbia, determinazione. In breve è diventato uno dei principali simboli del nuovo corso targato De Laurentiis. Oggi qualsiasi spettro del passato è cancellato. Di Cesare è uno dei principali perni della difesa meno battuta d’Italia. E soprattutto è un bomber aggiunto e terribilmente decisivo. Quattro reti, tutte determinanti per battere Cittanovese, Nocerina, Troina e Rotonda. Nell’ultima settimana ha risolto due gare di fila, in appena quattro giorni. E la fantastica prodezza di domenica scorsa ha un significato particolare. Perché il sinistro potente scagliato nella porta del Rotonda valso il vantaggio biancorosso non fa certo parte del suo repertorio. L‘ha voluto quel gol. E’ stato il moto di rabbia di chi vuol vincere a tutti i costi. Anche nella giornata poco positiva della squadra. È già a quota quattro gol, Di Cesare. Ha quindi eguagliato il record di marcature stabilito nel Brescia nel 2014-15. Da adesso in poi potrà solo migliorare il suo score. Magari addirittura puntare ad un clamoroso arrivo in doppia cifra. In fondo, ci sono ancora 18 gare per provarci. Ma l’aspetto più importante della sua storia barese è aver ricucito le fila di un rapporto che pareva compromesso. E che adesso invece è più saldo che mai.

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