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Cornacchini e il Bari totale dal modulo cangiante

Cornacchini (foto Luca Turi)

Cornacchini e il Bari totale dal modulo cangiante

Il 4-3-3 è l'abito base, ma il tecnico marchigiano non è un integralista sul piano tattico

A suo modo, sta diventando un grande protagonista del Bari. Non si è mai nascosto, Giovanni Cornacchini. Ha puntualmente ammesso di avere per le mani una fuoriserie, consapevole di dover vincere il campionato perché questo è l’obiettivo inderogabile posto dalla nuova proprietà. Eppure, il tecnico originario di Fano non si è mai adagiato confidando esclusivamente nei colpi dei suoi big. Si sta, invece, sforzando di imprimere un’anima alla sua squadra, di darle un gioco piacevole oltre che redditizio.
Dalla panchina, è un autentico «martello»: continui sono i suoi incitamenti a non abbassare la tensione, chiamando i movimenti, incitando in particolare i più giovani. Sta mostrando, inoltre, una notevole duttilità tattica. Quasi mai, infatti, il Bari termina il match con l’assetto tattico con cui l’ha cominciato. Se il 4-3-3 è il «vestito» individuato come ideale per le caratteristiche degli uomini a disposizione, Cornacchini ha pure dimostrato di essere in grado di variare spartito spostando le pedine dello scacchiere o facendo ricorso ai cambi.
Ed ecco che il modulo di partenza è stato variato in 4-3-1-2 (ad esempio con la Sancataldese) per ovviare con il gioco tra le linee ai continui raddoppi sugli esterni offensivi, oppure per favorire l’inserimento di Brienza (contro l’Igea) Oppure l’assetto si è evoluto persino in 4-4-2 (è avvenuto con la Cittanovese) per rimediare alla marcatura a uomo su Bolzoni ed aggiungere un altro uomo in regia (Hamlili) al fine di rendere più fluida la manovra. E, ancora, nel corso delle gare, sovente si è vista la difesa a tre (con Cacioli, Di Cesare e Mattera) per gestire con più tranquillità il risultato evitando inutili rischi.
Cornacchini, peraltro, è tra i pochi allenatori ad aver utilizzato 16 elementi a partita, facendo completo ricorso alle cinque sostituzioni. Evidente l’intento di coinvolgere il più possibile gli elementi di una rosa che conta ben 24 effettivi: Feola, Bollino e Pozzebon i più utilizzati da subentrati, così come i «perdenti» dei vari ballottaggi (D’Ignazio-Nannini, Langella-Piovanello, l’escluso di turno tra Di Cesare, Mattera e Cacioli) hanno comunque fatto puntualmente staffetta con i compagni. Soltanto in quattro non hanno ancora esordito: i «2000» Gioria, Mutti e Rozzi, nonché il «cavallo di ritorno» Nicola Turi che, tuttavia, si è aggregato ai compagni solo la scorsa settimana.
Ma non c’è da avere dubbi: nel Bari «totale» di Cornacchini, presto toccherà anche a loro. Si vince soprattutto con la forza del gruppo.

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