Storia di un sì. Il classico sì, quello che nelle fiabe romantiche unisce la povera ragazza al giovane principe. Chiamatela Cenerentola o Pretty Woman, oppure chiamatela Anora, come l’eroina del nuovo film dell’indipendente americano Sean Baker, Palma d’Oro al Festival di Cannes e, potete scommetterci, tra i protagonisti della prossima Notte degli Oscar. Nata in America ma di origini russe, Anora balla e si spoglia sul palco di un locale di Brighton Beach, a Brooklyn: lo slang newyorchese è la sua prima lingua, ma il russo lo parla bene perché accudisce l’amata nonna uzbeka, ed è per questo che il suo capo le affida le cure del giovane Ivan, facoltoso russo in vacanza americana. La ragazza è una che sa farci e Ivan si lega sinceramente a lei.
Ed ecco che entra in scena quel fatidico sì: Anora lo dice tra le lenzuola di un letto di Las Vegas ancora sfatto per la gioiosa notte sfrenata. Il ragazzetto russo, che sta al mondo perennemente elettrizzato dalla vertigine di soldi e potere che gli viene dall’essere il figlio di un oligarca, ha offerto a Anora 15.000 dollari per trascorrere una settimana con lui, e ora le offre anche un diamante a tot carati per accettare la sua proposta di matrimonio. Seguono giorni felici da ricca moglie di un ragazzino viziato e conseguono le immancabili nubi all’orizzonte, di provenienza russa ovviamente. Perché mamma Galina e papà Nikolai stanno arrivando, preceduti dal loro tirapiedi Toros e da due malcapitati sgherri, nessuno dei quali è in realtà un mostro di crudeltà, anzi diciamo pure che sono tutti cattivi da operetta...
Perché non bisogna dimenticare che siamo in un film di Sean Baker, maestro di quell’indipendentismo del cinema americano che accarezza i cliché hollywoodiani coi guanti di un metodo libero da preconcetti produttivi ed espressivi. Potete immaginarlo come un neorealista del XXI Secolo, se non vi scandalizza l’idea, nel senso che è uno che riscrive nel magma pulsante della vita quotidiana i drammi e le commedie che abbiamo imparato a conoscere nelle narrazioni primarie delle nostre affabulazioni. O, se preferite, è uno che ci insegna a guardare il mondo e le persone ad alzo zero, scoprendo nel reticolo dei quartieri, tra i suoni dei caseggiati e il fumo delle metropolitane quella vita e quelle storie che i zavattiniani cercavano sui tram... Tutti gli eroi e soprattutto le eroine di Sean Baker sono figure simpaticamente ammaccate dagli urti della vita: che siano pornostar (Starlet), prostitute transgender (Tangerine), toyboy (Red Rocket) o bimbi parcheggiati in un complesso residenziale popolare in attesa di visitare Disney World (Un sogno chiamato Florida), questo regista del New Jersey offre immancabilmente un’occasione a personaggi che rimestano empaticamente nei loro stessi drammi, in cerca dell’energia per uscirne indenni. Anora è un perfetto prototipo bakeriano, autentico vettore di un’energia narrativa che spinge il film nelle tante sfumature del rosa di cui si colora.
"Anora", Palma d'Oro a Cannes si candida da protagonista agli Oscar
Lunedì 18 Novembre 2024, 07:10












