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In Puglia e Basilicata

I boss lucani stringono «alleanze»

I boss lucani stringono «alleanze»
di ANTONELLA INCISO
Secondo i magistrati, il territorio lucano sta diventando meta finale per gli immigrati che alimentano l’economia illecita. Oltre alla droga il giro coinvolge usura ed estorsioni e l'immigrazione clandestina è la nuova frontiera, secondo la Dna, infatti, la Basilicata non è solo «zona di transito ma meta finale di extracomunitari irregolari» che sono impiegati dal lavoro in nero alla prostituzione

16 Marzo 2009

di ANTONELLA INCISO 

POTENZA - Continuano a fare affari illeciti, si dividono il territorio, stringono alleanze con «l’Italia del crimine». Sono le organizzazioni criminali della Basilicata, clan cresciuti nel tempo, radicati in terra lucana e ora in grande fermento. A evidenziarlo l’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia presentata alla Commissione parlamentare antimafia nei giorni scorsi. Un dossier di 12 pagine firmato dal consigliere Fausto Zuccarelli, responsabile per la Dna della Basilicata in cui si delinea il quadro di affari, alleanze e dinamiche dei vari gruppi criminali. «Plurimi fatti confermano un fermento operativo dei gruppi criminali - si legge nella relazione - sia proseguendo tradizionali attività illegali sia espandendo i propri interessi ad altri settori illeciti meno visibili dall’ester no». «Tali sodalizi tendono ad estendere i loro affari in un sempre maggior numero d’attività - spiega il magistrato - e contemporaneamente perseguono l’intento di mantenere proficue alleanze con consorterie mafiose di maggior rango per poter rivendicare una più estesa capacità contrattuale». 

Droga, usura, estorsioni i reati maggiormente diffusi grazi anche agli accordi con «trafficanti internazionali» e «con esponenti della camorra». A cui si aggiunge «l’immigrazione clandestina, contraddistinta da una componente migratoria e da un’altra stanziale». Secondo la Dna, infatti, la Basilicata non è solo «zona di transito ma meta finale di extracomunitari irregolari» che sono impiegati dal lavoro in nero alla prostituzione. Ben delineate anche le aree di influenza con «gruppi criminali eterogenei dalle chiare connotazioni mafiose, ma privi di un vertice unitario e di comuni strategie criminali». Nel Potentino «sono attivi i clan capeggiati da Renato Martorano, Antonio Cossidente e Saverio Riviezzi », in provincia di Matera «il clan Scarcia agisce in posizione dominante rispetto al clan Mitidieri- Lopatriello». A Montescaglioso «il clan Zito - D’Elia, principalmente dedito alla gestione dei traffici di stupefacenti e alle estorsioni» mentre a Venosa «vi è Riccardo Martucci ritenuto capace di monopolizzare il fenomeno delle estorsioni in danno di imprese ». Area ad alto rischio resta, però, il Vulture-Melfese dove si è registrato «il maggior fermento» e dove è «in corso uno scontro armato fra i contrapposti clan Cassotta e Delli Gatti- Petrilli che ha determinato numerose vittime». «Tali fatti di sangue, commessi con modalità tipicamente mafiose e con particolari brutalità - conclude la relazione - sono eclatante dimostrazione di una crescente violenza, attuata al fine di determinare la leadership criminale in un territorio ove sono insediati rilevanti stabilimenti produttivi».
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