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minacce ad andria

«Attento don Riccardo
possiamo farti del male»

don Riccardo

di GIANPAOLO BALSAMO

ANDRIA - Dice di non aver paura. Che comunque sa che chi, giovedì mattina, lo ha «avvertito» non era in vena di fare scherzi ma che lo ha voluto punire forse per metter un bavaglio alla sua forza di reagire.

Don Riccardo Agresti, da diversi anni parroco della chiesa di «Santa Maria Addolorata alle Croci» nel popoloso rione «Camaggio» di Andria, è uomo di chiesa, è abituato a perdonare ma sa che, quella vissuta, è un’esperienza che non dimenticherà facilmente.

Giovedì Santo, durante la celebrazione liturgica della Cena del Signore, don Riccardo si è rivolto ai suoi parrocchiani ed ha chiesto espressamente di non essere lasciato solo. Ai suoi fedeli, in una chiesa gremita, il prete si è «confessato», raccontando il gesto intimidatorio di cui è stato vittima.

«Dall’oratorio mi stavo recando a piedi in chiesa - dice don Riccardo che, soltanto ieri ha voluto denunciare quanto accaduto alla polizia -. Due giovani, in sella ad uno scooter mi si sono avvicinati. Non li conosco, avevano degli occhiali scuri. Mi hanno rivolto offese e insulti di ogni genere. Ma, soprattutto, mi hanno minacciato».

«Ti facciamo una faccia di schiaffi», «Ti massacriamo di botte», sono solo alcune della frasi minacciose rivolte al prelato che, mentre racconta alla «Gazzetta» la sua disavventura, appare profondamente provato.

«Qui comandiamo noi», avrebbero aggiunto i due soggetti che, subito dopo, si sono dileguati frettolosamente, disperdendosi nel dedalo delle strade di «Camaggio», un’area ad alta densità abitativa che si sviluppa a ridosso del centro cittadino di Andria ed in particolare nelle immediate vicinanze del centro storico. Un quartiere dove il fenomeno dell’illegalità è molto diffuso. Qui, infatti, come spesso lo stesso don Riccardo ha denunciato, intere famiglie residenti sono organizzate nella detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. A Camaggio, è pur vero, c'è anche molta paura di essere additati come gli «infami» di vicinato che non si sanno «fare gli affari propri». Oltre alla parrocchia di S. Maria Addolorata alle Croci, nel quartiere esiste anche l’oratorio S. Annibale Maria di Francia e il Centro di Aggregazione «Insieme per Camaggio», creati dallo stesso prete andriese per offrire ai ragazzi, ai giovani un diversivo alla strada e all’illegalità.

«Non so chi può volere il mio male - aggiunge don Riccardo -. Certo è quanto mi è accaduto è l’ennesima testimonianza dell’assenza di autorità e di autorevolezza. Chi è preposto alla vigilanza e alla tutela del territorio? L'episodio incriminato è solo il culmine di innumerevoli segni di inciviltà che si verificano quotidianamente nel quartiere. Si legge nella gente la rassegnazione perché c'è tanto degrado, spaccio e uso di alcool con tanta naturalezza». Figura emblematica, considerato il «parroco di frontiera», don Riccardo Agresti da anni porta avanti attività filantropiche per aiutare chi soffre e vive nel disagio. Da un po’ di tempo insieme a don Vincenzo Giannelli si sta battendo per il progetto «Senza Sbarre» con l’obiettivo principale di fornire un riscatto sociale e lavorativo per detenuti ed ex detenuti del territorio cittadino, grazie a una rete di accoglienza residenziale e semi-residenziale.

Chi ha «avvertito » don Riccardo giovedì scorso (indagini sono state avviate da parte dei poliziotti del commissariato) ha dimostrato di conoscere bene le abitudini del sacerdote. «Beh penso che sappiano bene dove abito ed i miei spostamenti dalla chiesa all’oratorio - ha commentato il parroco alla “Gazzetta” -. Certo, dopo questo episodio non posso stare certamente tranquillo ma sono un uomo di Dio, sono un pastore di anime, e non posso lasciarmi intimorire da simili minacce».

Don Riccardo, però, non vuole essere lasciato solo. Questa volta ha chiesto espressamente ai suoi parrocchiani la «reciproca amorevolezza»: «Prendetevi cura di me come io amo voi».

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