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In Puglia e Basilicata

Malati e multati prof lucani contro Brunetta

Malati e multati prof lucani contro Brunetta
di MASSIMO BRANCATI
Parte dalla Basilicata un’azione legale sotto forma di class action attivata dal sindacato Gilda Insegnanti. Ritenuta illegittima la trattenuta dai 5 ai 7 euro per ogni giorno di malattia. No anche all’attesa di 11 ore per l’arrivo del medico fiscale
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15 Marzo 2009

di MASSIMO BRANCATI

Malati e multati. Per colpire gli ispiratori di Molière si fa di tutta un’erba un fascio. Dalla Basilicata parte il «contrattacco» al decreto Brunetta che svuota il portafoglio ai lavoratori pubblici in malattia. Il sindacato della scuola Gilda Insegnanti, dopo aver messo in piedi una rete di pareri legali, ha deciso di raccogliere eventuali istanze di docenti che ritengono illegittimo il provvedimento del ministro «tascabile». 
Brunetta, lo ricordiamo, ha disposto una trattenuta giornaliera per i dipendenti pubblici assenti per malattia e l'obbligo di rimanere in casa ad attendere il medico fiscale per 11 ore a giorno (dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20). Si tratta delle cosiddette fasce di reperibilità che nel settore privato sono di 4 ore. Nel pubblico, invece, ora sono state ampliate ben oltre la durata media della giornata lavorativa. 

Tale obbligo - spiega Gilda Insegnanti - si traduce in una riduzione della responsabilità personale che andrebbe retribuita. Così come avviene per la reperibilità dei medici e degli infermieri. «Molti colleghi che sono stati assenti da scuola per malattia - spiega Antimo Di Geronimo, coordinatore provinciale del sindacato - hanno subìto negli ultimi mesi le trattenute previste dal decreto Brunetta che al netto si aggira tra i 5 e i 7 euro netti al giorno per dieci giorni. La Gilda ha sempre ritenuto intollerabile il principio secondo il quale chi si ammala deve pagare una specie di multa e in più deve rimanere chiuso in casa, come se si trattasse di un detenuto agli arresti domiciliari». Quest’ultimo punto, in particolare, viene ritenuto illegittimo dal sindacato «perché si limita il diritto alla libertà personale dei lavoratori ammalati».

 «È vero - dice Di Geronimo - chi ha la febbre alta resta in casa tutto il giorno. Ma se vive da solo è comunque costretto a uscire di casa per andare in farmacia. Come farà senza incorrere in ulteriori penalizzazioni di natura economica?». Secondo l’Unione europea, spiega Gilda Insegnanti, è da considerarsi tempo di lavoro tutto quello che il dipendente mette a disposizione del datore di lavoro. Alla luce di ciò, il sindacato invita tuttii docenti a presentare ricorso contro il decreto del ministro della Funzione pubblica, chiedendo che vengano pagate tutte le ore in più di lavoro passivo imposte con l'obbligo di reperibilità a casa. Gilda Insegnanti chiede «che la libertà di cui vengono privati i docenti venga retribuita, così come già avviene per altre categorie di lavoratori, ad esempio i medici e gli infermieri che sono disponibili anche fuori dall'orario di servizio in ospedale e per questo vengono remunerati». 

«Il decreto Brunetta è fortemente discriminatorio nei confronti dei dipendenti pubblici – precisa il segretario provinciale del sindacato - e il nostro obiettivo è che i controlli sugli ammalati vengano fatti in fasce orarie accettabili, esattamente come avviene per i dipendenti privati».

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