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STORIA&CULTURA A Castel del Monte il mistero non è scritto

15 Marzo 2009

castel del monte con la nevedi GIACOMO ANNIBALDIS 

Fa parte del suo destino: Castel del Monte sembra esistere per essere avvolto in un’inevitabile aura di mistero. L’ottagono e il valore simbolico del numero 8, le proporzioni, l’andamento interno che richiama il procedere labirintico... sono tutti elementi veri e presenti: lo chiariva, fra i tanti, lo storico medievale Franco Cardini in un volume dedicato al maniero pugliese (il Mulino ed., 2000). Tuttavia, da qui a fare del castello il crogiolo di ogni simbologia e di ogni segreto esoterico, templare, numerologico, è un passo incauto. Da ultimo, anche nelle epigrafi incastonate sui muri del castello si è voluto leggere messaggi segreti, da decifrare con ammiccamenti a retroscena iniziatici. Come spesso avviene, il prodigio è figlio di ignoranza: là dove la mente dell’uomo non arriva a capire, nasce un mistero. A demolire le teorie interpretative sulle iscrizioni «del mistero» ci ha pensato Franco Magistrale, docente di Paleografia all’Università di Bari, che ha decifrato quelle scritte svelando una realtà normale, quasi banale (ne ha tratto un contributo che sarà pubblicato in un volume collettaneo). 

Come è nato il suo interesse per queste iscrizioni? «È nato dalla lettura di un libro intitolato Il segreto di Federico II di Svevia: l’ultimo faraone, edito da Levante ed. nel 1998 a cura di Vincenzo Dell’Aere in collaborazione con Giuseppe Farina e Peter J. Osborne. Più di recente, anche un cdrom distribuito dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”, con l’accattivante titolo Misteri e segreti di Castel del Monte, propone la medesima interpretazione di queste scritte». 

Come vengono lette? «Sulla base dell’esame degli strumenti adoperati per l’incisione e della scrittura, gli autori attribuiscono con sicurezza le epigrafi all’età di Federico II e le interpretano, in chiave esoterica, come guida rivolta a cavalieri di età medievale lungo un percorso di iniziazione finalizzato all’acquisizione della sapienza e della purificazione spirituale: “criptogrammi”, dunque, secondo la definizione degli stessi autori, ossia messaggi per pochi iniziati, gli unici capaci di decifrare una scritta formata - secondo loro - da simboli latini, cufici e magici. Castel del Monte, sulle cui pareti interne ed esterne sono murate queste scritte, era ovviamente il punto di riferimento “religioso” e il luogo fisico nel quale si sarebbe svolto tale percorso di inziazione». 

Al centro di questa interpretazione sono in particolare due iscrizioni. La prima, collocata nel cortile centrale del castello, come viene tradotta? «Così: “Al centro c’è un fauno di pietra, il vero sapiente dal volto diabolico; segue una sala dei cerchi con il monito all’iniziando il cui percorso deve terminare il giorno del Dio santo, cioè il solstizio d’estate”». epigrafi Castel del Monte
E lei invece come le decifra? «Per quanto riguarda la mia interpretazione, è opportuno in primo luogo chiarire che sia la tipologia degli strumenti adoperati per l’incisione delle scritte sia i caratteri grafici delle stesse non consentono di datare tali testimonianze all’età di Federico II (prima metà del ‘200). Anzi, proprio l’ana - lisi paleografica impone di riferirle ad un periodo non anteriore al secolo XVI; per quanto riguarda gli strumenti, invece, si tratta di utensili attestati dall’epoca dei faraoni egiziani e adoperati ancora oggi dagli artigiani». 
E cosa direbbe il contenuto? «Il presunto “criptogramma” altro non è che una scritta commemorativa di un intervento edilizio sulle strutture murarie del castello datato puntualmente al 1566. L’epigrafe, caratterizzata dall’uso di numerose abbreviazioni, riporta, più prosaicamente, il testo seguente: “Mastro Pace Surdo di Barletta, completata l’opera, pose questa epigrafe il 3 settembre 1566”. Quella di apporre epigrafi al termine di lavori edilizi era una prassi sorta e diffusasi anche nell’edilizia civile a partire già dal 1300». 

Il professor Franco Magistrale trae una sua prima deduzione, non scevra di una punta d’ironia: «Con questi presupposti scientifici (datazione ed interpretazione) mi sembra lampante che il percorso iniziatico rivolto al cavaliere di età federiciana non ha più alcun fondamento. Anzi, dispiace dirlo, il cavaliere medievale, giunto nel cortile del castello, avrebbe dovuto tornarsene indietro con il suo cavallo perché su quel muro in età federiciana non vi era alcuna scritta: il maestro Pace Surdo sarebbe giunto soltanto 300 anni dopo, come del resto attestano anche alcuni documenti barlettani che lo vedono protagonista in opere edilizie sul territorio tra il 1551 e il 1576». 

epigrafi Castel del MonteE la seconda epigrafe che dice? «È collocata all’interno del piano superiore del castello ed è interpretata dagli autori, sempre in chiave esoterica, nel modo seguente: “Nel nome di Dio, nel nome di Dio, per l’eternità, contro il male lo costruii io, Federico II di Svevia, e fino al giorno del giudizio questo luogo sarà sacro per la pietra”. In questo caso la mia lettura porta, con un adeguato scioglimento delle abbreviazioni, alla seguente interp retazione: “L’illustre don Giovanni de China di Barletta fece riparare l’8 marzo (o maggio) 1566”. Il personaggio citato, storicamente attestato anch’egli a Barletta negli anni tra il 1569 e il 1583, potrebbe essere individuato come il committente dei lavori di restauro effettuati proprio dal già citato mastro Paciullo Surdo. Questa interpretazione è avvalorata da una terza scritta, non presa in considerazione dagli autori, visibile su un muro del cortile interno, all’altezza di una finestra del piano superiore».
Cosa se ne deve concludere? «Senza voler pregiudizialmente condannare ed escludere interpretazioni esoteriche e numerologiche, peraltro tipiche della società medievale, queste scritte non confortano l’interpretazione proposta dagli autori. A Castel del Monte, se presente, l’esoterismo va cercato per altre strade».
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