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In Puglia e Basilicata

Bari, donna coraggio sfida i clan e le sfreggiano il figlio

Bari, donna coraggio sfida i clan e le sfreggiano il figlio

di ROBERTO CALPISTA
Anna Massari, da anni nel mirino della mafia. Pochi giorni fa a suo figlio Giuseppe lo hanno accoltellato tagliandogli poi il viso. «Mio marito ha 61 anni ma ne dimostra 80: non ha la “ventiquattrore” o la cravatta e non fischia quando cammina per strada»
• Tredici anni fa in aula Anna testimoniò contro i Laraspata

15 Marzo 2009

di ROBERTO CALPISTA 

«Un colpo solo. Un colpo solo per non farmi soffrire. Uccidete me, è me che volete, ma lasciate i miei figli». Una donna sola Anna Massari. Lei e la sua famiglia: il marito, Vito Amoruso, «che ha 61 anni ma ne dimostra 80. Non ha la cravatta, non ha la “ventiquattrore ”, non sta davanti ai fotografi, non fischia quando cammina per strada, ma “strascina” le gambe». E i figli. Quattro, due maschi, Giuseppe (oggi compie 32 anni) e Biagio (30) e due femmine, Lucrezia (35) e Rita (23). Anna Massari, una donna sola contro i clan. 

Pochi giorni fa a Giuseppe gli hanno fatto lo “sfregio dell’infame”. E gli è andata bene, perchè il ragazzo di coltellate se n’è beccate due: una ha sfiorato il polmone, «volevano ammazzarlo», l’altra ha tracciato per sempre un segno a metà orecchio, lo «sfregio dell’infame». «Scrivetelo, è la quarta volta che il sangue di Giuseppe macchia le strade di Bari vecchia». 

Signora lei è stata testimone chiave nel processo contro il clan Laraspata. Da allora chi l’ha protetta? Nessuno. Nel corso del processo il giudice mi chiese: «Ha ricevuto minacce». Risposi di sì, alcuni giorni prima in piazza Garibaldi dei personaggi vicini alla famiglia Gravina mi dissero: «A te ti tapperanno la bocca». 

Ha subito aggressioni fisiche oltre che verbali? Sette anni fa. Ero in via Venezia e fui colpita in testa da una bottiglia. Mi hanno rotto la testa, sono stata per un giorno in osservazione in ospedale. Li ho denunciati ma quelli sono stati assolti ed hanno festeggiato. 

Perché ha denunciato i clan? Perché volevano prendersi mio figlio. Io per lui ho sempre sognato un futuro onesto, pulito. Invece quelli volevano prenderselo, farne uno di loro. A me i figli non li deve toccare nessuno. 

Invece Giuseppe ha subìto quattro aggressioni? Sì, quattro, a quel figlio. Il 17 aprile del ‘96 gli hanno sparato sotto casa, davanti ai miei occhi e a quelli di una bambina di 10 anni. Ha ancora un proiettile nella coscia, lo porta come ricordo. Quattro anni fa in via Venezia l’hanno massacrato con mazze di ferro. Come si uccidono le zoccole volevano ammazzarlo. Fino alle coltellate di pochi giorni fa in piazza Cristoforo Colombo. Era tutto preparato, è bastato uno sguardo. Piange Anna, domani (oggi, ndr) è il compleanno del ragazzo che invece è appena stato dimesso dall’ospedale. «Vedi che brutto ricordo volevano lasciarmi». Il 15 marzo, una data importante per questa madre coraggio: le sono nati due figli e s’è sposata. 

Chi accusa quando parla di persone che hanno la “ventiquattrore”, la cravatta e fischiano per strada? Intendo che in queste cose ci sono vittime di mafia di serie A e di serie B. Io sono di serie B, non ho accettato soldi, ho denunciato tutti, mio marito si è ammalato, ha avuto l’ischemia, 5 by pass è quasi cieco e non si regge più sulle gambe. Tredici anni d’inferno, debiti accumulati per cambiare vita e tutti ci hanno abbandonato. Qui la delinquente sono io. 

Chi lo dice? La famiglia di mio marito. Vanno dicendo che è meglio che ammazzano me. Mi accusano, perché per loro sarei una pentita. Ma io con quella gente non ho mai avuto a che fare, e nemmeno Vito ha mai avuto a che fare. Se ho sbagliato a denunciarli sono pronta: un colpo solo, ma prima mi devono giurare che lasceranno stare per sempre i miei ragazzi. Io non ne posso più, ho solo sofferenza, non posso uscire di casa, nessuno mi difende, le donne si sono “aggruppate” e mi hanno promesso che se mi vedono mi picchiano. I clan a Bari vecchia sono in pace, solo io continuo ad essere una vittima di mafia ma nessuno, nessuno se ne accorge».
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