Venerdì 19 Agosto 2022 | 10:37

In Puglia e Basilicata

Bari dice addio al «prete nero» che beffò persino Tatarella

di ONOFRIO PAGONE
È scomparso ieri a Bari all’età di 97 anni don Olindo Del Donno, già deputato del Msi, soprannominato il «prete nero», eletto ininterrottamente per dieci anni, dal 1976 al 1987
• Casini a Bari: «no» al federalismo di Bossi

14 Marzo 2009

Olindo Del Donnodi ONOFRIO PAGONE

Quando don Olindo fu eletto alla Camera la prima volta, nelle elezioni anticipate del ‘76, si parlò di «uno scherzo... da prete». Il sacerdote «nostalgico di Dio» - come lo definì Luciano Cirri sul “Borghese” commentando la sua candidatura, fu una felice scoperta di Pinuccio Tatarella, che lo inserì in lista nella circoscrizione Bari-Foggia, girò con lui in lungo e in largo il territorio battendo sempre insieme le piazze e le sedi del partito, e alla fine rimase beffato: il prete fu eletto con la bellezza di trentaseimila voti, e Tatarella rimase con un palmo di naso piazzandosi come primo dei non eletti. «E’vero, è l’unico che ha fregato Pinuccio», ricorda ora Salvatore Tatarella, il fratello del «ministro dell’armonia» sottolineando le doti del «prete nero»: con lui scompare - afferma - «un’altra testimonianza della destra politica pugliese di un periodo eroico, fatto di battaglie e faticoso impegno civile». E di voti don Olindo ne ha sempre presi tanti, senza però mai superare se stesso: ventottomila nel ‘79, venticinquemila nell’83. 

Quattro lauree (in pedagogia, filosogia, teologia e giurisprudenza), nella seconda guerra mondiale Del Donno fu cappellano militare sui fronti di Albania, Jugoslavia e Russia (dove fu ferito) e quindi pluridecorato con medaglia d’argento al valor militare sul campo nel fronte dell’Est, croce di guerra in Albania e tre encomi. Dopo l’8 settembre, aderì alla Repubblica Sociale italiana e nel dopoguerra fu tra i primi sostenitori del nascente Msi. Quando si candidò, l’arcive - scovo di Bari gli vietò di celebrare messa. E quando nell’89 - senza alcun preavviso - dai banchi dell’opposizione votò a favore del governo Andreotti, fu sospeso pure dal suo partito per decisione di Fini. 

La Chiesa e il partito: i suoi grandi pilastri. Spiegò la sua militanza missina in un libro sottilmente ironico, pubblicato nell’82 col titolo «Tre peccati e un deputato - Motivi di una scelta». I tre peccati? Il primo: l’adesione al Msi («scelgo le tenebre anziché la luce; alla stella che guida la Dc verso Betlemme preferisco la notte fascista»). Il secondo: «Mi sono eletto, mentre nella Chiesa si è eletti ». Il terzo: «la mia nomina, che ha posto in crisi le norme ecclesiastiche». A Bari don Olindo abitava in una strada del centro. La sua casa era piena di libri e di cimeli: il diploma di laurea incorniciato con il fascio littorio. Benvoluto dai giovani del Fuan e del Fdg - cui si dedicò una volta uscito dal Parlamento - è sempre stato il trionfatore nelle piazze per la sua oratoria roboante di chiara impostazione classica, arricchita con citazioni latine. «Ci ha formato la purezza della sua idea politica», ricorda Cettina Fazio Bonina, già pirotecnica coordinatrice interregionale delle donne del Msi, molto vicina al politico con la tonaca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725